Abusi sessuali sulla figlia, a processo

Un 36enne avrebbe approfittato della bambina di sette anni durante le vacanze. Lui nega con forza tutti gli addebiti
CHIETI. È finito sotto processo per il più infamante dei reati: violenza sessuale aggravata sulla figlia di 7 anni. Un 36enne, di cui non indichiamo il nome per tutelare la piccola vittima, è stato rinviato a giudizio dal gup Luca De Ninis: la prima udienza, davanti al tribunale di Chieti, è stata fissata al prossimo 7 febbraio. Ad occuparsi delle indagini, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Marika Ponziani, sono stati i poliziotti della seconda sezione della squadra mobile di Chieti, specializzata nei reati contro la persona e ai danni di minori.
L’imputato, che mai in passato ha avuto problemi giudiziari, respinge con forza ogni accusa ed è pronto a dimostrare la sua completa estraneità durante il processo.
La premessa per ricostruire la vicenda è che la bimba, dopo la separazione dei genitori, vive con la madre nel nord Italia. Gli atti sessuali, stando a quanto riferito dalla minore, sarebbero avvenuti nell’agosto del 2019, quando lei è tornata in provincia di Chieti per trascorrere un periodo delle vacanze in compagnia del papà. A distanza di qualche mese, però, mentre si trovava a casa con la madre, la piccola ha rivelato di essere stata abusata dal genitore. Dopo il comprensibile choc iniziale, la donna si è affidata a una struttura specializzata nell'intervento psicologico e medico in caso di abusi sessuali e maltrattamenti su minori. A quel punto è stata allertata anche la questura delcomune di residenza, poi la competenza è passata alla procura della Repubblica di Chieti. La bambina è stata ascoltata durante l’incidente probatorio, ovvero uno strumento processuale per cristallizzare prove, da utilizzare poi durante il dibattimento, che l’incedere del tempo e il mutare di circostanze e persone potrebbero mettere a rischio. All’attenzione del giudice sono finiti anche alcuni disegni fatti dalla bambina e considerati significativi dalla psicologa nominata come perito. La mamma della vittima, assistita dagli avvocati Antonello Peroglio e Mauro Faiulli, si è costituita parte civile: la richiesta di risarcimento danni è di 250mila euro.
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