Abusi su tre bimbi: 25 anni a padre e zio

La batosta: interdetti dai pubblici uffici, il primo perde la patria potestà. Quando usciranno non potranno avvicinarli più
CHIETI. Il pubblico ministero aveva chiesto 11 anni di reclusione per ognuno. Il tribunale ha inflitto 15 anni al padre e 10 anni allo zio. E 900euro di multa. Due fratelli romeni, residenti in un centro nella provincia di Chieti, sono stati riconosciuti colpevoli di violenza sessuale ripetuta su tre figli e nipoti minorenni, di 5 e 8 e 10 anni. Violenze, fellatio e sodomizzazioni, si legge nel capo di imputazione, compiute all’interno della casa dove il padre era agli arresti domiciliari, in regime di custodia cautelare, per il reato di maltrattamenti nei confronti della convivente e madre dei tre piccoli.
I due sono stati inoltre colpiti da interdizione perpetua ai pubblici uffici, interdetti a ogni incarico di affidamento di tipo sociale; il padre ha perso la potestà genitoriale e inoltre il collegio ha inflitto la misura di sicurezza, della durata di due anni, di divieto di avvicinamento alla dimora dei figli-nipoti e in ogni altro luogo da questi frequentato. Il padre è stato assolto, perché non provata, dall’accusa di violenza sessuale nei confronti della figlia della convivente di 16 anni.
I fatti per i quali i due fratelli sono stati condannati si sono svolti dal gennaio 2013 all’aprile dello stesso anno.
Il dramma di una famiglia romena è stato rivissuto ieri mattina nell’aula Matteotti, davanti al tribunale di Chieti (presidente Geremia Spiniello, giudici a latere Patrizia Medica e Andrea Di Berardino).
Prima della requisitoria del pm il padre ha voluto rendere dichiarazioni spontanee che in sintesi si sono risolte in una accusa alla convivente, madre dei figli, che avrebbe architettato tutto perché non voleva essere lasciata. Lui l’aveva lasciata perché la compagna era una madre snaturata, spesso ubriaca che non aveva voglia di fare nulla.
Il pubblico ministero, rappresentato dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca ha invece fondato la requisitoria sulla attendibilità dei bambini, elemento riconosciuto dagli psicologi, ai quali i bambini hanno confermato e raccontato gli abusi sessuali nel contesto di due incidenti probatori, il primo per congelare le accuse nei confronti del padre e l’altro per cristallizzare quelle nei confronti dello zio.
Perché il comportamento illecito dello zio è stato scoperto solo in un secondo momento. I due bambini più grandi, nel contesto delle indagini sul padre, ascoltati in audizione protetta, dicono che quelle «cose brutte» le faceva anche lo zio.
Un elemento che la difesa di questi ha cercato di sfruttare a proprio favore sostenendo che tutte le accuse erano il frutto di un progetto architettato dalla convivente. Con un ascendente molto forte sui figli li avrebbe in pratica subornati. «Perché ci è voluto tanto tempo per denunciare lo zio?», domanda retoricamente alla corte l’avvocato Andrea Ferrone. Ma la risposta è stata anticipata in requisitoria dallo stesso pm. «Se la madre avesse voluto liberarsi del convivente e del cognato attraverso una accusa costruita, li avrebbe fatti arrestare entrambi nello stesso momento, ma proprio la distanza tra le due denunce dimostra al contrario che i fatti si sono scoperti, pian piano, di volta in volta. Prova della autenticità delle accuse.
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