Abusi sulla disabile, condannato a sei anni

Per il tribunale un anziano approfittò della figlia di un amico. Lui si difende: non è vero, farò appello
CHIETI. È stato condannato a sei anni di carcere per atti sessuali «ripetuti e abituali» sulla figlia di un amico, una ragazza disabile al cento per cento. La pena è stata inflitta ad Emidio Buffone, 71 anni di Roccamontepiano, dal tribunale di Chieti, presieduto da Guido Campli (giudici a latere Andrea Di Berardino e Chiara Di Gerio), che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Lucia Anna Campo.
Per l’accusa, l’incubo della donna – oggi 37enne – è andato avanti per 4 anni, da inizio 2012 a gennaio del 2016. I rapporti si sarebbero consumati nella casa della vittima: al termine di ogni abuso, lui le avrebbe consegnato pochi spicci.
A condurre le indagini sono stati i carabinieri di Chieti Scalo, coordinati dal pm Giuseppe Falasca. In base a quanto contestato dalla procura, Buffone ha compiuto atti sessuali (anche completi) con la ragazza abusando delle sue condizioni d’inferiorità psichica. L’uomo, accusato di violenza sessuale continuata, era un amico di famiglia che frequentava l’abitazione dei genitori della vittima e spesso si occupava di piccoli lavori di manutenzione. Quando c’era da riparare una serranda o una porta, ci pensava lui: era ricompensato con i soldi della benzina oppure con un invito a restare a cena. Nel gennaio del 2016 il papà della disabile ha saputo delle violenze da una signora che assisteva la figlia. Casualmente la donna ha visto la ragazza in atteggiamenti intimi con l’anziano e ha riferito l’episodio prima al parroco del quartiere e poi al genitore che, come comprensibile, si è rivolto ai carabinieri. Nel corso del processo la vittima è stata ascoltata dai giudici nella casa di cura in cui è ricoverata e dalla quale non può allontanarsi a causa delle sue condizioni di salute. La donna si trova da tempo nella struttura dopo aver tentato il suicidio.
Buffone ha sempre negato categoricamente ogni accusa. «Presenteremo ricorso in appello», dice il difensore, l’avvocato Manuela D’Arcangelo. «Non c’è alcuna prova del gravissimo reato contestato al mio cliente. Peraltro la stessa persona offesa, durante la sua audizione, ha negato di aver subito qualsiasi tipo di abuso». Le motivazioni della sentenza di primo grado verranno depositate entro 60 giorni. (g.let.)
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