Abusi sulla figliastra: arrestato

15 Ottobre 2014

Patrigno finisce in carcere dopo la condanna a 5 anni e 2 mesi. Interdizione dagli uffici pubblici e privati

VASTO. Cinque anni e due mesi di reclusione. È la sentenza per violenza sessuale continuata e aggravata a cui è stato condannato dalla Corte d’appello dell’Aquila, D.N., 53 anni, di Vasto che sette anni fa abusò di una bambina di 8 anni. L’uomo, patrigno della ragazzina, è finito in carcere. La Procura generale della Repubblica della Corte d’appello dell’Aquila ha emesso nei suoi confronti un ordine di carcerazione.

Gli agenti della squadra anticrimine del commissariato di Vasto lo hanno rintracciato a casa ed accompagnato nel carcere di Torre Sinello, in attesa della destinazione definitiva. La vicenda, come sempre in questi casi, è raccapricciante. A distanza di anni la vittima non ha ancora dimenticato del tutto la terribile esperienza patita per sei lunghi anni. Fu proprio il suo tormento a fare venire fuori la vicenda. Furono le sue lacrime a descrivere la disperazione, la nausea e la paura delle attenzioni subite da un uomo di cui la mamma si fidava ciecamente. La bambina subiva per paura di ritorsioni sulla madre: D.N. minacciava di fare del male alla donna.

Le perizie e i controlli compiuti per anni dai militari dalla polizia hanno accertato gli abusi subiti dalla ragazzina. All’epoca era una dolce e vivace bambina piena di sogni e aspirazioni. Gli abusi subiti hanno cambiato profondamente il suo carattere. L’uomo approfittando della fiducia che si era guadagnato e dell'’autorità che la bambina gli riconosceva in quanto compagno della madre, approfittava dell’assenza della donna per costringere la piccola a subire le sue attenzioni lascive.

«La violenza reiterata negli anni spesso sfociava in ricatti psicologici», annota la polizia coordinata dal dirigente del commissariato, il vicequestore Alessandro Di Blasio. La piccola al compimento dei 12 anni ha avuto il coraggio di confidarsi con un parente. Quest’ultimo ha chiesto aiuto alla polizia e dopo accurate indagini D.N. è finito in manette.

L’uomo si sempre professato innocente, ma il materiale probatorio raccolto dagli investigatori dimostrerebbe il contrario. Le prove e le perizie messe insieme dalla polizia hanno convinto anche i giudici di secondo grado della colpevolezza del patrigno. «I giudici della Corte d’appello», prosegue la polizia in una nota, «oltre alla pena inflitta hanno condannato l’imputato all’interdizione legale durante l’esecuzione della pena, all’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela, da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni, strutture pubbliche e private».

Paola Calvano

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