Accoltellò lo zio per soldi Condannato a 14 anni

Lo aveva pugnalato insieme al padre. La vittima fu lasciata a terra sanguinante Dietro la violenta lite ci sarebbero stati motivi economici e rancori familiari
CHIETI. Una lite tra parenti. Dalle parole si passa ai fatti e padre e figlio tirano fuori i coltelli e aggrediscono G.C., all’epoca quarantanovenne, cognato e zio dei due assalitori. L’uomo, residente a Poggiofiorito, ma originario di Sorrento, era uscito da casa, in contrada Sodera, quando è partita la lite con cognato e nipote, finita con ferite all’addome, al collo e al braccio sinistro. Lasciato a terra sanguinante, è stata la figlia dodicenne a prendere il telefonino e a chiamare i soccorsi. Trasportato all’ospedale, è stato sottoposto a un intervento chirurgico e poi si è ripreso.
L’aggressione è avvenuta il 2 novembre del 2015 a Poggiofiorito. Due giorni fa il tribunale di Chieti ha condannato a 14 anni per tentato omicidio il nipote della vittima, Nicholas Di Benedetto, 26 anni residente a Pescara. Il giovane era coimputato nel processo insieme al padre, Nicolino Di Benedetto, la cui posizione però è stata stralciata a seguito di un difetto di notifica che ha fatto sì che per lui si debba ricominciare il procedimento da capo. Padre e figlio sono difesi dall’avvocato Tino Innaurato che sta già preparando l’appello. Secondo la tesi della difesa il ventiseienne non avrebbe neanche partecipato alla lite scoppiata tra il padre e lo zio. Tra i cognati non scorreva buon sangue, tanto è vero che al tribunale di Ortona pende un altro procedimento per lesioni ai danni della vittima. Nell’ultima udienza davanti al collegio presieduto da Geremia Spiniello e composto da Andrea Di Berardino e Valentina Ribaudo, a testimoniare è stato proprio Nicolino Di Benedetto. L’uomo ha raccontato che quella sera era andato a Poggiofiorito a casa della madre, dove vive anche il cognato, per fare una richiesta alla madre. Ma ad aprire la porta è stato il cognato, che dopo le liti precedenti, avrebbe tirato fuori per primo un coltello. Cosa che dopo avrebbe fatto anche lui. Le grida tra i due avrebbero attirato l’attenzione del figlio che, a quel punto, si sarebbe precipitato dal padre.
Secondo la procura, invece, padre e figlio «in concorso tra loro, colpendo la vittima con un coltello che ognuno dei due impugnava», si legge nel capo d’imputazione, «compivano atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte dell’uomo, con l’aggravante di aver agito con premeditazione, posto che si recavano già muniti di coltello presso l’abitazione della vittima. Che aggredivano alle spalle non appena usciva di casa per prendere della legna, rincorrendolo e continuando a colpirlo anche quando era rientrato in casa per cercare riparo». Dietro l’aggressione ci sarebbero stati motivi economici e vecchi rancori. In udienza il pm Giancarlo Ciani aveva chiesto una pena di 13 anni. Il collegio gliene ha dato uno in più. (a.i.)
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