Acido sulle tombe I due denunciati respingono le accuse

San Salvo. Danni alle lapidi allestite dalla ditta concorrente Le immagini incastrano gli accusati: «Pronti a difenderci»
SAN SALVO. Respingono le accuse D.B.C., 57 anni, e P.D., 49 anni, di San Salvo, denunciati dai carabinieri per vilipendio di tombe e sepolcri, furto aggravato, danneggiamento e turbata libertà dell'industria e commercio. I due - che lavorano con un’agenzia di onoranze funebri - accusati di versare acido sulle lapidi per danneggiare una ditta concorrente del paese, hanno incaricato il loro legale, l’avvocato Antonello Cerella, di preparare una memoria difensiva che dimostri la loro innocenza. I due finiti nei guai parlano di concorrenza sleale. Un sorta di “guerra del caro estinto”. «I miei clienti sostengono che se avessero voluto danneggiare chi li ha poi denunciati non avrebbero agito dopo che il presunto rivale aveva già ricevuto l’affidamento dei lavori e anche il corrispettivo», afferma l’avvocato Cerella.
La guerra degli affari sulle tumulazioni non è nuova e non riguarda solo il Vastese. Contro gli accusati oltre al racconto della vittima ci sarebbero delle immagini. Se davvero sono innocenti e le accuse rivolte dal rivale sono solo calunnie dovranno dimostrarlo con prove attendibili ai magistrati che hanno ordinato indagini su di loro.
I due con le accuse contestate rischiano una condanna oltre al risarcimento di tutto il danno prodotto. Il codice penale parla chiaro: l’articolo 408 spiega che “chiunque, in cimiteri o in altri luoghi di sepoltura, commette vilipendio di tombe, sepolcri o urne, o di cose destinate al culto dei defunti, ovvero a difesa o ad ornamento dei cimiteri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”.
La vicenda ha avuto inizio lo scorso agosto e si è conclusa giovedì. «I due denunciati nel tentativo di screditare il rivale e la sua agenzia prendevano di mira le lapidi subito dopo la loro posa in opera», affermano i carabinieri che hanno svolto le indagini. I due avrebbero infranto vetrate, rotto le lampade votive e danneggiato le cornici rendendole inservibili, oltre a versare sulle tombe acido o sostanze corrosive. «Non è affatto così», insistono D.B.C. e P.D. incaricando il loro avvocato di dimostrarlo. (p.c.)
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