Acqua, domani la consegna di 2.500 firme

Il Comitato civico dall’Ersi con la petizione per «un servizio migliore e controlli sulla gestione Sasi»
LANCIANO. La consegna delle 2.500 firme raccolte nei mesi scorsi per ottenere un servizio idrico migliore da parte della Sasi, senza disservizi, razionamenti e bloccando bollette sempre più salate e la consegna di una lettera in cui si chiede alle autorità di esercitare un controllo formale sulla gestione della Sasi visto che gli aumenti in bolletta sono dovuti ad un mancato controllo dei costi di gestione cresciuti di circa 3 milioni di euro negli ultimi due anni.
Sono le azioni intraprese dal Comitato “Firme per un servizio idrico migliore” in occasione, domani, nella sede dell’Ersi, dell’incontro con il prefetto Armando Forgione, i segretari regionali dei sindacati di categoria e il vicepresidente della Regione nonché assessore al sistema idrico, Emanuele Imprudente.
Il comitato ha già inviato la lettera al presidente Ersi, Nunzio Merolli, e per conoscenza a prefetto e sindacati per evidenziare una serie, secondo loro, di perplessità sulla gestione Sasi, «sull'assunzione di personale senza concorsi e alcune nomine su cui pesava il blocco dell’Ersi, ignorato», di cui discutere nell'incontro.
«L’ Ersi nel marzo 2020 ha diffidato la Sasi e ha annullato il provvedimento per la nomina di due dirigenti», ricorda Vittoria Camboni del Comitato, «ha richiamato la società al rispetto dei limiti imposti da Arera e relativi ai costi operativi del bilancio 2011 per le tariffe. Ma la società avrebbe proceduto, in netto contrasto col decreto 175/2006, a promozioni, con relativo incremento di livello stipendiale, di personale con contratto interinale. Non solo: avrebbe ignorato la diffida Ersi visto che in una recente intervista il presidente Sasi Gianfranco Basterebbe, avrebbe ringraziato del lavoro svolto i due direttori che secondo l’Ersi non dovevano essere nominati. Al riguardo si pone l’accento sulla situazione quantomeno anomala di uno dei due direttori che, inserito in Sasi tramite l’istituto di “comando” da altra amministrazione, dovrebbe avere un contratto regolato dagli art.56 e 57 del Dpr del 10 gennaio 1957 che testualmente recitano: “Il comando è disposto, per tempo determinato e in via eccezionale, per riconosciute esigenze di servizio o quando sia richiesta una speciale competenza”».
Ma il Comitato ha da ridire anche sui lavoratori «per le procedure della selezione e i criteri di riferimento degli incrementi di livello che sfuggono, secondo chi scrive, alle regole e sono a discrezione della società. Si chiede pure di verificare se insistono altri casi riferibili alle citate perplessità», precisa Camboni, «compreso l’incremento di costi dovuto alle spese per uso automezzi di servizio».
Perplessità che, secondo il Comitato, sarebbero alla base di una gestione che può portare a incrementi tariffari che peseranno sulle famiglie. (t.d.r.)
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