Acqua, scatta la seconda maxi chiusura

Da stasera alle 23.30 fino alle 6 di domani rubinetti a secco per 37mila residenti. Protestano Confartigianato e Confcommercio
CHIETI. Notte di nuovo senz’acqua in città dalle 23.30 di questa sera alle 6 di domani mattina. Scatta la seconda chiusura della settimana che lascia senz’acqua 37mila residenti del centro storico e dei quartieri del Tricalle, di Filippone, di Levante, di Madonna del Freddo e di Colle Marcone. La chiusura fa sì che l’intera città abbia problemi di acqua, visto che allo Scalo perdura la riduzione della portata idrica che, per questa settimana, è di 30 litri al secondo in uscita, mentre nelle scorse settimane è stata di 35 litri in uscita.
La riduzione che, secondo l’Aca, interessa 10mila abitanti della parte bassa della città comporta che i piani alti delle palazzine senza autoclave abbiano gravi problemi anche durante il giorno.
Di fronte a chiusure e riduzioni parlano anche le associazioni di categorie, preoccupate per le famiglie e gli esercizi commerciali. «È un problema serio», dice il direttore di Confartigianato Chieti-L’Aquila, Daniele Giangiulli, «a Chieti stiamo andando avanti con continue chiusure notturne e riduzioni che provocano grandi disagi, specie nella parte bassa. Le dispersioni denunciate dal nostro centro studi dimostrano l’inadeguatezza del sistema idrico abruzzese, e soprattutto cittadino, che negli anni, tramite le privatizzazioni, ha solo prodotto un aumento del costo delle bollette ai cittadini senza creare un sistema idrico integrato ed efficiente. È necessario un impegno forte della politica per risolvere il problema. Bisogna ridare ai cittadini e alle imprese il sacrosanto diritto a un servizio di primaria utilità. Le imprese, già in grave difficoltà a causa del Covid, non possono permettersi di fronteggiare anche l’enorme disagio provocato dalla cronica assenza di acqua».
E c’è anche il tema delle “bollette esose” che, secondo la presidente provinciale di Confcommercio Marisa Tiberio «di certo non hanno aiutato le imprese del commercio in questo difficile momento, perché c’è stata una disconnessione nella bollettazione per cui, in un determinato periodo l’Aca non sembra aver fatturato per poi inviare veri e propri salassi. A questo si aggiunge anche la carenza idrica che, è bene ricordarlo, non è un fenomeno solo di quest’anno. Il problema va affrontato in maniera radicale. Devono dirci la verità: vogliamo sapere perché si sacrifica sempre Chieti Scalo a vantaggio di altri centri, non solo della provincia. Andrebbe fatta un’assemblea pubblica dove l’Aca possa spiegare a famiglie e imprese cosa succede. Riscontro quasi quotidianamente problemi dei pubblici esercizi che hanno a che fare con la carenza idrica, oltre a quelli di chi, per lavoro, si sveglia prima delle 6 e non può farsi neanche una doccia. Ci dicano, una volta per tutte, perché è sempre lo Scalo a essere penalizzato». (a.i.)
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