Addio a Francesco Silvestri, fondò le storiche discoteche il Dollaro e la Sterlina

Pescara. L’imprenditore di 85 anni è morto per un malore. La camera ardente è stata allestita nel locale che fu set della fiction con Proietti e Cucinotta
CEPAGATTI. Da venditore di dolci, lavapiatti e muratore a imprenditore di successo grazie alla sua passione per la musica e l’organetto. È la parabola di vita di Francesco Silvestri, fondatore delle discoteche Il Dollaro (liscio) e La Sterlina (latino americano) negli anni ’80. Originario di Cugnoli, è morto ieri a 85 anni nella sua abitazione di Villanova di Cepagatti. Lo ha stroncato un malore improvviso, alle 8.35, mentre si apprestava a programmare la giornata con la famiglia e i collaboratori.
Lascia i figli Dante, Franco e Fabio, le nuore Monica e Barbara, i nipoti Davide, Francesca, Asia e Margot, le sorelle Maria e Lidia. La moglie, Paolina Donatelli, è scomparsa nel 2017. funerali si svolgeranno oggi alle 16.30 nella basilica della Madonna dei Sette Dolori ai Colli di Pescara. La camera ardente è stata allestita, dalla funeraria La Floreale, all'interno di quella discoteca, aperta nel 1986, che nel 1999 divenne il set della serie “L'avvocato Porta” con Gigi Proietti e Maria Grazia Cucinotta. Accanto alla bara il suo amato ddu'bott.
Il figlio Dante, 53 anni, che dall'età di 12 anni segue le orme di famiglia insieme al fratello Franco (Fabio è titolare di una palestra a Pescara), lo ricorda come un uomo e un padre che ha dedicato la vita al suo sogno: «Ha avuto intuito, capacità commerciale e un pizzico di fortuna, ci ha insegnato il suo stile di vita rigoroso e attento al risparmio», dice ricordando gli anni d'oro delle discoteche «divenute famose anche grazie alle orchestre Casadei, Bagutti, Castellina Pasi» e ai tanti vip tra cui Cucinotta e Proietti. «Dopo l'uscita del film girato tutto al “Dollaro” dovevamo chiudere le porte per la folla».
Silvestri, nato il 27 maggio 1940 da mamma Adelina Di Serio e papà Erminio, «una famiglia molto povera», racconta lui stesso nelle memorie lasciate scritte ai figli. «Da bambino andavo a pascolare le pecore e raccogliere l’ulivo per aiutare i miei genitori». A 14 anni lavora in una fabbrica di mattonelle, a 16 anni «andavo a ballare ma non avevo le scarpe e nessuna signorina voleva ballare con me».
A 19 anni parte per la Svizzera, nel cantone di Berna lava i piatti e nel cantone Argao diventa manovale. Poi in una fabbrica di birra. Successivamente vola in Germania, a Mainz, dove trova impiego in una fabbrica di vetro. Mette da parte un gruzzolo, torna in Italia e fa fortuna come rappresentante della Motta. Gli affari vanno bene, ma un giorno viene licenziato dopo aver investito su un capannone che nel 1986 diventerà “il Dollaro”, 40 anni ininterrotti di musica e successi. Trova anche il tempo per aprire un ristorante e un'agenzia immobiliare. «Fate come me, nella vita abbiate volontà, amore, correttezza, educazione e serietà», scrive nel suo testamento morale ai figli.

