Addio a Moretti, una vita per la politica

L’ex segretario del partito comunista muore a 58 anni dopo una malattia. Il sindaco: «Sempre vicino a chi aveva bisogno»
ORTONA . «Ho scelto un bel giorno per andare via. Non ho fatto in tempo a capire che tempo faceva né che ora era. Ma che bella sensazione: “Sono andato via!”». È l’ultimo saluto di Fabrizio Moretti alla vita e ai tanti che in lui hanno trovato negli anni una guida. Perché l’impegno di Fabrizio, 58enne referente Siae per Ortona e comuni limitrofi oltre che ex segretario di Rifondazione comunista, è andato al di là della sua professione e della passione per la politica. È stato un punto di riferimento nella società civile, una spalla per tanti giovani, un esempio di cittadinanza attiva.
Oggi la famiglia, la figlia, l’intera comunità piangono per la sua morte, arrivata a causa di una malattia. Moretti è deceduto all’ospedale di Lanciano. Non ci saranno i funerali, la salma verrà cremata. «Il partito comunista si unisce alla famiglia di Fabrizio Moretti per questa grave perdita. Un compagno il cui ricordo deve rimanere nel tempo affinché il suo impegno sia un modello da seguire per la sinistra», commenta il coordinatore dello stesso partito comunista di Ortona, Marco Uccelli.
Il 58enne è stato candidato consigliere nella coalizione di centrosinistra alle elezioni del 2012, nonché firmatario del programma elettorale dell’ex sindaco Vincenzo d’Ottavio. Ma il suo impegno nella politica parte da lontano: già dalla seconda metà degli anni ’90 aveva saputo riunire la sinistra ortonese, avvicinando tanti giovani ai valori del comunismo. Politica, incontri, dibattiti su tematiche varie ma anche divertimento. Storiche sono le feste di partito organizzate con lui ai Saraceni.
Ma Moretti è stato anche un grande amico di Claudio Piccinini, consigliere comunale con l’amministrazione Castiglione, morto la scorsa estate. A loro è rivolto il pensiero del primo cittadino Leo Castiglione: «Insieme al nostro Claudio, Fabrizio ha fatto tante campagne elettorali. Erano sempre vicini a chi aveva bisogno. Adesso torneranno a stare insieme». È la speranza di tutti.
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