Addio a Pirozzi, re della giudiziaria

Il giornalista del Tempo si è spento nel Policlinico. Un maestro per i colleghi
CHIETI. È morto Massimo Pirozzi, storico giornalista della redazione del Tempo di Chieti. Avrebbe compiuto 65 anni a dicembre ma un’inesorabile malattia polmonare lo ha portato via ieri poco dopo le 17 nel reparto di Pneumologia del policlinico. A soli 17 anni e al penultimo anno dell’istituto industriale Luigi di Savoia, si recò nella sede nella prima redazione teatina del quotidiano romano, su corso Marrucino, sopra il cinema Corso, chiedendo di collaborare. Il giovane cronista Giampiero Perrotti, del quale diventò in seguito stretto braccio destro e grande amico, gli disse: «Diplomati e poi torna». Così fu. Nel 1969 iniziò la sua attivissima e brillante carriera come fotografo. Un esordio di grande osservatore che lo fece diventare in brevissimo tempo il re della cronaca nera e giudiziaria. Brillante e generoso entrò nei salotti che contano ed erano diventati tali e tanti i suoi contatti che arrivava anche prima della notizia. Si trasformò in artefice indiscusso di scoop che hanno fatto tremare le gambe ai potenti. Fu promosso vicecaposervizio del Tempo, poi responsabile dell’edizione abruzzese, ruolo che lo portò nella sede di Pescara. Entrò anche nel comitato di redazione del giornale romano, quale referente delle sedi staccate. La sua attività sindacale portò al potenziamento di tutte le redazioni periferiche. Nel ’99 la crisi dell’editoria faceva già capolino. Ma Pirozzi, di fronte agli annunciati tagli del personale, non rinunciò a portare avanti la sua azione di lotta in difesa dei colleghi. Comportamento che gli costò il posto. Venne messo in prepensionamento. Era il 1999. Fu chiamato a dirigere la redazione di Macerata del Resto del Carlino. Ma dopo un anno abbandonò quella che rappresentava la sua vita. Lascia la moglie Clorinda Petrosemolo, avvocato civilista, la madre e il fratello Flavio. Domani i funerali, alle 16,30, nella parrocchia di Sant'Agostino. Ciao Massimo. E…grazie!

