Addio a Sammarone, era lo chef dei big

27 Marzo 2020

È morto a Milano a 71 anni. Ha lavorato come cuoco per le famiglie Invernizzi e Gardini. Il sindaco: grande professionista

ROSELLO. Sarà sepolto nel cimitero della sua Giuliopoli, frazione di Rosello, Michele Sammarone, cuoco dell’alta borghesia milanese, morto a 71 anni in conseguenza dell’infezione da coronavirus. È venuto a mancare all’ospedale di Niguarda, mercoledì pomeriggio, dove era ricoverato da alcuni giorni. Michele apparteneva alla tradizione dei grandi cuochi di Giuliopoli, Rosello, Roio, Borrello e Villa Santa Maria, chef che hanno portato alto il nome dell’Abruzzo in Italia e nel mondo. Aveva seguito giovanissimo i suoi zii paterni, Pietro, Umberto, Quinto e Livio, anche loro cuochi affermati a Milano. Da loro apprese, tra pentole e fornelli, le prime nozioni dell’arte culinaria: il rispetto della tradizione, la scelta degli alimenti, il rigore della tecnica, l’abnegazione al lavoro e soprattutto essere una persona seria, fidata e leale.
Una tradizione, una vocazione sarebbe meglio dire, nata all'inizio del XVIII secolo quando i primi cuochi della zona cominciarono a lavorare nelle cucine delle corti del Regno di Napoli. Da qui si aprì letteralmente un mondo per questi cuochi di famiglia: nobiltà napoletana e poi romana, e quindi europea. Michele Sammarone aveva nel suo dna tutto questo ma ci mise del suo e ne fece il suo bagaglio, il suo curriculum, che gli aprì le porte delle famiglie dell’alta borghesia meneghina: gli Augusta, i Bonomi, gli Invernizzi, i Gardini, i Rizzoli. Ha conosciuto le abitudini e i gusti dei ceti alti di Milano, ha preparato piatti e pietanze e manicaretti, ma si considerava un “arrivato” quando, spesso, tornava a Giuliopoli: affabile e gioioso amava la compagnia dei suoi concittadini, una partita a bocce, magari qualche cenetta, i ricordi di un mondo che pian piano scompare. Aveva messo su una piccola fattoria a Giuliopoli dove per hobby coltivava ortaggi e spezie che poi portava a Milano. Era un modo per tenere stretti ai ricordi anche gli odori della sua terra.
A febbraio era tornato l’ultima volta. Poi il rientro in Lombardia, i primi sintomi, l’aggravarsi dello stato di salute, il ricovero al Niguarda e infine il decesso. «Mi piace ricordare Michele» dice il sindaco di Rosello, Alessio Monaco «come uno dei grandi cuochi giuliopolesi, quelli che hanno contribuito a scrivere pagine importanti della storia della cucina italiana. Alla sua famiglia, alla mamma Anna Maria, ai fratelli, all'amico e vicesindaco Mario, va tutta la nostra vicinanza, l'abbraccio delle comunità di Giuliopoli e Rosello. Un abbraccio di affetto che esprime le nostre condoglianze più vere e più sentite. Oggi più che mai, dobbiamo essere uniti, pur nella distanza e nel rispetto delle restrizioni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA