«Addio a un esempio di Lanciano»

27 Novembre 2018

In tanti ai funerali del partigiano Ciavarelli, Orecchioni: custode della nostra memoria

LANCIANO. «Se ne va un uomo, un padre, un nonno, un partigiano». In tanti hanno voluto salutare per l’ultima volta Angelo Ciavarelli, uno degli ultimi partigiani combattenti della rivolta del 5 e 6 ottobre 1943, morto sabato all’età di 93 anni. Nella chiesa di Santa Lucia vengono ripercorsi aneddoti di vita privata ma soprattutto l’eroica scelta di combattere per la libertà della città assediata dai nazisti. «È stato protagonista della rivolta lancianese, suo autorevole testimone ma soprattutto uno straordinario custode della memoria», lo ricorda il preside Gianni Orecchioni che nel 2007 subentrò a Ciavarelli nella guida della sezione Anpi di Lanciano. «Ha contribuito a costruire il futuro di libertà di Lanciano», interviene il sindaco Mario Pupillo, «è di Angiolino una parte della medaglia d’oro al valor militare della città». Ma Ciavarelli è stato un esempio anche per la sua famiglia. «Mi hai insegnato la storia della nostra città, l’importanza della famiglia», lo ringrazia il nipote Angelo. «A 14 anni rimase orfano e si caricò sulle spalle la famiglia lavorando duro nelle fonderie», racconta uno dei figli, Donatino, «nel ’48 conobbe Cicchella, Francesca, mia madre. Sono stati insieme 62 anni. Quando il 30 settembre scorso la compagna di una vita è volata in cielo, lui ha smesso di lottare». E per la prima volta quest’anno non ha partecipato alle cerimonie per i Martiri Ottobrini. «Si arruolò tra i partigiani nell’estate ’43, a 18 anni», ricorda Maria Saveria Borrelli, attuale presidente della sezione “Trentino La Barba”, «e fin dal 1944 si adoperò per la costituzione della locale sezione dell’Anpi dove ha sempre lavorato».
Stefania Sorge