Addio al fotografo Spinozzi

2 Ottobre 2017

Era la memoria storica della città con la sua inseparabile macchinetta

CHIETI. La prima macchinetta fotografica se l’è ritrovata per le mani quando aveva appena 13 anni: era il 1939, le macchine fotografiche erano grandi e pesanti e Chieti era un’altra città. Rinaldo Spinozzi l’ha vista crescere e cambiare e ha immortalato ogni momento con il suo obiettivo: uno scatto dopo l’altro per documentare Chieti e i suoi volti. Sabato, all’età di 91 anni, Spinozzi se n’è andato e Chieti perde una delle sue memorie. Perché Foto Spinozzi era un’istituzione cittadina. Oggi alle 15,30 la città darà l’addio allo storico fotografo: i funerali si svolgeranno nella chiesa di San Francesco Caracciolo al Tricalle partendo anticipatamente dall’abitazione in via Michitelli. Spinozzi era padre di 5 figli, Kira, Dino, Tiziana, Ivonne, titolare di un negozio di abbigliamento in centro, e Rinaldo, l’optometrista e ottico che ha portato avanti l’attività di famiglia nella sede di piazza Vico. Spinozzi lascia anche 13 nipoti e 7 pronipoti.
«Negli anni Cinquanta iniziò a fare il fotografo, i primi sviluppi li faceva nella zona di Santa Maria. Poi, si stabilì in piazza Vico», racconta il genero Walter Di Leo, «era instancabile e dedicava 18 ore al giorno alle foto, passava intere nottate a stampare le immagini». Ma Spinozzi non era affatto un fotografo rinchiuso nella sua camera oscura: «Stava tra la gente, fotografava le persone in giro per la città e amava esporre nella sua bacheca i volti dei personaggi e della gente comune e i luoghi più caratteristici». Fotografava di tutto Spinozzi: «Era il fotografo ufficiale delle scuole e fu proprio lui a scattarmi la prima foto di classe», dice Di Leo, «proprio a me che poi sarei diventato suo genero. Fotografava il calcio con passione. Gli piaceva documentare anche i luoghi del turismo. Insomma, ha visto crescere tante generazioni di chietini e ha insegnato e tramandato a tanti l’arte della fotografia. Lui era la storia della fotografia». (p.l.)