Addio al fotografo Spinozzi

Era la memoria storica della città con la sua inseparabile macchinetta
CHIETI. La prima macchinetta fotografica se l’è ritrovata per le mani quando aveva appena 13 anni: era il 1939, le macchine fotografiche erano grandi e pesanti e Chieti era un’altra città. Rinaldo Spinozzi l’ha vista crescere e cambiare e ha immortalato ogni momento con il suo obiettivo: uno scatto dopo l’altro per documentare Chieti e i suoi volti. Sabato, all’età di 91 anni, Spinozzi se n’è andato e Chieti perde una delle sue memorie. Perché Foto Spinozzi era un’istituzione cittadina. Oggi alle 15,30 la città darà l’addio allo storico fotografo: i funerali si svolgeranno nella chiesa di San Francesco Caracciolo al Tricalle partendo anticipatamente dall’abitazione in via Michitelli. Spinozzi era padre di 5 figli, Kira, Dino, Tiziana, Ivonne, titolare di un negozio di abbigliamento in centro, e Rinaldo, l’optometrista e ottico che ha portato avanti l’attività di famiglia nella sede di piazza Vico. Spinozzi lascia anche 13 nipoti e 7 pronipoti.
«Negli anni Cinquanta iniziò a fare il fotografo, i primi sviluppi li faceva nella zona di Santa Maria. Poi, si stabilì in piazza Vico», racconta il genero Walter Di Leo, «era instancabile e dedicava 18 ore al giorno alle foto, passava intere nottate a stampare le immagini». Ma Spinozzi non era affatto un fotografo rinchiuso nella sua camera oscura: «Stava tra la gente, fotografava le persone in giro per la città e amava esporre nella sua bacheca i volti dei personaggi e della gente comune e i luoghi più caratteristici». Fotografava di tutto Spinozzi: «Era il fotografo ufficiale delle scuole e fu proprio lui a scattarmi la prima foto di classe», dice Di Leo, «proprio a me che poi sarei diventato suo genero. Fotografava il calcio con passione. Gli piaceva documentare anche i luoghi del turismo. Insomma, ha visto crescere tante generazioni di chietini e ha insegnato e tramandato a tanti l’arte della fotografia. Lui era la storia della fotografia». (p.l.)

