Addio al principe del commercio

I funerali di Bonnani, lo storico commerciante che sapeva capire le persone dalle scarpe calzate
CHIETI. Sergio Bonanni era un persona buona. Non possono essere parole di circostanza, perché quando se ne va un pezzo di storia cittadina la retorica viene spazzata via dai fatti. Ieri pomeriggio al rito funebre la chiesa della Santissima Trinità era piena, insieme alla moglie Maria Grazia, ai figli Maria Carla e Alessandro, alle loro famiglie, ai parenti. E poi i commercianti di Chieti, gli amici che con lui hanno condiviso medesime passioni, che hanno conosciuto agli albori della sua carriera un «tassello importante del tessuto della città. La bontà che ha avuto nella vita terrena, Sergio la ritroverà nella vita eterna», a ricordarlo è il parroco don Amerigo Carugno. Ottantacinque anni fa nasceva uno dei capisaldi del commercio teatino: un’esperienza centenaria della famosa attività sul Corso, iniziata nel 1920. Dopo l’esperienza della guerra che visse il padre Giuseppe, Sergio ha voluto proseguire con una tradizione commerciale che non guardava soltanto al profitto, ma soprattutto alla qualità. Insieme al fratello Tommaso mandò avanti negli anni il negozio di calzature, tutti ricordano anche la sorella Vilna. I due fratelli continuarono ad essere degli artigiani: «Appena mi incontravano guardavano sempre che scarpe indossavo. Mi dicevano che le persone si capiscono subito a seconda dalle scarpe che portano. Ne sapevano riconoscere la qualità al tatto» ci racconta il nipote Claudio. Ma Sergio aveva anche un’altra passione: quella della pallacanestro. Tesoriere dagli inizi degli anni ’70 fino ai primi degli ’80 nella Rodrigo Chieti, fece parte della dirigenza in altri tempi d’oro della squadra, a ricordarlo è stata anche la società Furie della pallacanestro Chieti. Una storia che continua, a gestire l’attività oggi è il figlio Alessandro. Insieme a lui ieri c’erano poi sportivi ed esponenti della camera di commercio, ha voluto salutarlo anche Paolo De Cesare. Così i figli: «Papà era un uomo rigoroso,viveva per il lavoro». Un esempio che continuerà a vivere nella memoria di tanti cittadini.
Edoardo Raimondi

