Addio al vescovo sognatore «Era per la Chiesa libera»

L’ultimo saluto a D’Antonio: aveva scelto le letture e Valentinetti per l’omelia «Non voleva che si parlasse di lui, ma del bisogno di divulgare il Vangelo»
LANCIANO. Una bara chiara, semplice, con su il Vangelo, a rispecchiare un uomo che della semplicità, riservatezza e della guida del Vangelo ha intriso la sua vita. Una cattedrale gremita ha salutato monsignor Enzio D’Antonio, arcivescovo emerito di Lanciano-Ortona che si è spento martedì, a 94 anni, per complicazioni in seguito ad una caduta. A celebrare il funerale il clero diocesano, il cardinale Edoardo Menichelli, i vescovi Emidio Cipollone (Lanciano-Ortona), Tommaso Valentinetti (Pescara-Penne), Giancarlo Bregantini (Campobasso-Boiano), Giuseppe Di Falco (emerito di Sulmona) Claudio Palumbo (Trivento), Domenico Scotti (emerito, Trivento) e Camillo Cibotti (Isernia-Venafro). Un funerale che don Enzio, come amava farsi chiamare, aveva studiato scegliendo letture e Vangelo e colui che avrebbe tenuto l’omelia: Valentinetti. «Monsignor Enzio ha chiesto la mia collaborazione per il servizio pastorale fin dai primi anni che era alla guida dell’arcidiocesi di Lanciano-Ortona (retta dal 1982 al 2000, ndc)», ricorda Valentinetti, «e nel suo testamento ha chiesto ancora la mia collaborazione, l’ultima: presiedere l’Eucaristia delle sue esequie per commentare le letture da lui scelte, non per parlare di lui perché non voleva che si parlasse di lui, non voleva essere messo mai al centro. Non lo farò, lo farà il suo testamento spirituale in cui ci ricorda che siamo al servizio della Chiesa, che dobbiamo divulgare il Vangelo sempre, anche quando riceviamo rifiuti e disprezzo».
Un uomo di Chiesa, che l’ha fatta crescere anche materialmente. «Suo il riordino della Curia», dice l’arcivescovo Cipollone, «quello dell’archivio diocesano. Ha recuperato foglio su foglio il patrimonio abbandonato nei secoli che ha permesso di aprire due musei. Era attento ai particolari, era un sognatore; voleva una chiesa sempre più comunionale e ministeriale. Era ligio alle regole e molte le ha scritte. Ha favorito l’emancipazione del laicato e la sua formazione. Ha ridato vita a tradizioni affievolite come la Squilla. Era coraggioso: ha fatto fare gli esami scientifici delle reliquie di San Tommaso custodite a Ortona. Di solito si evitano questi esami per paura dei risultati, lui invece non ha avuto paura e ha avviato gli studi su San Tommaso che continuano ancora oggi».
«Con lui c'è stata subito empatia», chiude il vescovo di Campobasso, Bregantini, «è stato nella nostra terra (diocesi di Trivento e Campobasso-Boiano) in anni difficili, 1977-79, quelli delle contestazioni. Due anni fertili, innovativi. Lui schietto e sincero, pronto a creare una Chiesa libera e povera si scontrò con la mentalità di un certo clero arroccato su visioni preconciliari e ne soffrì». Don Enzio sarà tumulato oggi nel cimitero di Lanciano.
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