Addio all’avvocato Paolo Ciammaichella «Viveva per Chieti»

Ex politico e scrittore: era ricoverato al Policlinico dal 19 febbraio Il dolore dei figli: «È morto da solo, nessuno l’ha potuto salutare»
CHIETI. Avvocato, politico, scrittore, ma soprattutto uomo appassionato della sua città. Paolo Ciammaichella è morto ieri pomeriggio in uno dei reparti Covid del Santissima Annunziata. Il 4 febbraio scorso aveva compiuto 84 anni. Con lui scompare un pezzo di classe dirigente cittadina che aveva saputo affermarsi a livello regionale, forse l’ultimo esponente di quel gruppo che aveva guidato la città negli anni d’oro. L’ultimo dei grandi. Laureato in giurisprudenza, da giovane avvocato si era fatto le ossa nello studio dell’allora sindaco Nicola Buracchio. Fu così che, insieme alla toga, anche la politica divenne una sua grande passione. Per tre volte di seguito fu eletto in consiglio regionale, sino a quando le vicende nazionali del suo partito, la Democrazia cristiana, non lo delusero a tal punto da fargli decidere di allontanarsi dalla scena politica. Fu eletto per la prima volta consigliere regionale nel 1980. Rieletto nel 1985, divenne assessore regionale con delega all’agricoltura, per poi essere rieletto ancora nel 1990. Era molto vicino al mondo delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani), di cui divenne uno dei dirigenti nazionali.
La volontà di chiudere con la politica non comportò l’allontanamento dalla vita civile e culturale. Al contrario, tante furono le esperienze che lo videro protagonista. Sia nel mondo associativo che a livello culturale. Fece parte dei Lions Chieti Host, di cui fu presidente nel 2016, portando avanti numerosi progetti per la città. Nel 2006, insieme a Giampiero Perrotti e Mario D’Alessandro, fu tra i promotori dell’associazione “Noi del Vico”, dedicata agli ex studenti dello storico liceo classico. Nel 2009 fu nominato capodelegazione del Fai di Chieti, carica che mantenne fino al 2017. Nel 2014 venne nominato componente del consiglio d’amministrazione dell’Istituto nazionale per gli studi crociani, che ha sede a Pescara e a Sulmona. Ideò la Fondazione dedicata a quello che per lui era il teatino più illustre di sempre, Gaio Asinio Pollione.
Prima della malattia avrebbe voluto incontrare il sindaco Diego Ferrara per l’organizzazione del Premio dedicato alla celebrazione di Pollione e agli Asinii, la famiglia che fece grande la Teate romana.
Lo studio legale che ha aperto è diventato negli anni sempre più prestigioso. Nel 2007 l’Ordine degli avvocati di Chieti gli assegnò il premio per i 40 anni di attività come avvocato. Nella sede in corso Marrucino andava ancora tutti i giorni fino a prima del Covid. Dalla casa di via Sciucchi, ogni mattina attraversava la sua amata città, di cui conosceva tutto, fin dalla storia più remota, per andare allo studio di corso Marrucino. Una eredità che ha lasciato al figlio Marco, avvocato come lui e come lui attaccatissimo alla città. «Mio padre è stato il grande punto di riferimento della mia vita, mi ha trasmesso i valori di onestà, lealtà e quell’amore così viscerale che aveva per Chieti. Ha superato tante difficoltà, sia personali che di salute. Solo una bestia come il Covid poteva portarselo via. È stato ricoverato il 19 febbraio, il giorno prima quando gli avevo chiesto come stava, mi ha risposto che non si sarebbe mai arreso. Ha lottato fino alla fine». Oltre al figlio Marco, lascia la figlia Patrizia, la moglie Lina Barrucci, il genero Pietrangelo Morgante, la nuora Roberta, e gli amatissimi nipoti Giuseppe, Stefano, Giulia e Paolo. «È morto da solo, nessuno l’ha potuto salutare. Adesso questo è il nostro dolore», dice la figlia Patrizia, «era un grande teatino e avrebbe voluto che questa città tornasse a risplendere come faceva una volta».
E proprio su Chieti, nella sua autobiografia curata a Massimo Pamio, Ciammaichella scrive: “Ho speso tutto il mio impegno in questi ultimi anni per la rinascita culturale cittadina. Ancora oggi continuo a credere in una rinascita della mia Chieti, nonostante veda intorno a me una città che muore per colpa di scelte sbagliate e di uno scarso amore per la propria terra”. Il libro, intitolato “Gli affetti e i valori di una vita”, è stato scritto proprio su suggerimento della figlia Patrizia. «Nella sua lunga vita mio padre ha avuto tantissime esperienze», dice ancora la figlia, «io gli chiedevo spesse volte di raccontare a me e ai suoi nipoti quello che aveva vissuto. C’è un episodio che mi ha sempre toccato molto: quando lui, bambino di quattro anni, si è visto puntare una pistola alla testa da un soldato tedesco che pretendeva le chiavi di casa. Aveva tantissimi aneddoti da raccontare, un patrimonio che grazie al libro non verrà perduto». Tra i volumi di letteratura scritti da Ciammaichella ci sono anche i libri di poesia “Sfrontati inganni” e “Arco di vita”, entrambi per le edizioni Noubs.
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