Addio all’ispettore Purgatorio

14 Febbraio 2024

Il poliziotto in pensione della squadra mobile si è spento a 64 anni

CHIETI. L’ultimo incontro la settimana scorsa, all’ospedale di Giulianova. «Sono stanco», ha confidato ai suoi colleghi e amici della squadra mobile di Chieti, con i quali per anni ha condiviso tutto. Perché Fabrizio Purgatorio, ispettore superiore in pensione, 64 anni, non ha mai reciso il cordone ombelicale che lo legava alla polizia di Stato. Fino all’ultimo.
Fabrizio se n’è andato la scorsa notte. Aveva scoperto la malattia ad aprile di un anno fa. E l’ha affrontata a testa alta, senza mai lamentarsi, facendo lui stesso coraggio alla moglie Carmelina, ai figli Daniele e Chiara e agli altri familiari che non l’hanno mai lasciato solo e che oggi, alle 15, gli daranno l’ultimo saluto nella chiesa di San Rocco, a Sambuceto.
Fabrizio, originario di Orvieto, entrato nel corpo delle guardie di pubblica sicurezza nel 1980, è stato un punto di riferimento della questura teatina, dov’era arrivato dalla Criminalpol di Napoli, portandosi dietro l’esperienza delle indagini sulla guerra di camorra, e dopo una parentesi al Reparto celere di Milano. A Chieti è giunto nell’agosto del 1987 e qui è rimasto (escludendo un breve periodo alla polizia stradale di Bologna) sino al primo gennaio 2020, giorno della pensione, diventando un muro portante per tutti i colleghi che gli chiedevano una mano, una sponda, e poi anche un consiglio, un confronto. Perché con Fabrizio sapevi sempre di poter avere una parola intelligente o la battuta capace di ridare colore a una giornata grigia.
Purgatorio si è occupato di piccole e grandi inchieste con equilibrio, scrupolo e professionalità: dall’arresto dell’allenatore di baseball che violentava i piccoli allievi fino a quello dell’assessore comunale che pretendeva sesso da donne disperate offrendo in cambio alloggi popolari, passando per decine di indagini che hanno dato giustizia a chi ha chiesto aiuto alla polizia perché vittima dei reati più odiosi. Sempre dalla parte dei più deboli. (g.let.)