«Addio amico Vincenzo, il tuo sorriso resterà qui»

25 Luglio 2020

A Chieti l’ultimo saluto a Mattioli, ucciso dal vicino a Torrevecchia con la benzina  L’abbraccio del parroco alla famiglia: non cedete al rancore. Il dolore di D’Aloisio

CHIETI. «Enzo era il suo sorriso, la voce travolgente, la simpatia, l’amore per la musica. Era un trascinatore. Non doveva andare in questo modo». L’avvocato Antonello D’Aloisio riassume con poche parole, pronunciate in chiesa reprimendo la commozione, i tratti essenziali del carattere di Vincenzo Mattioli, per gli amici Enzo, morto a 64 anni per le ustioni riportate a seguito di una lite tra confinanti a Torrevecchia Teatina.
Lunedì scorso Benito Penna, 81 anni, gli ha gettato addosso della benzina e gli ha dato fuoco con un accendino. Un ritorno di fiamma ha colpito lo stesso Penna. Per entrambi non c’è stato scampo: sono morti in ospedale a poche ore uno dall’altro. Ieri pomeriggio nella chiesa di San Francesco Caracciolo al Tricalle si sono svolti i funerali di Mattioli. La scelta del Tricalle è stata voluta dalla madre Evalda, che risiede nella contrada teatina insieme al marito Antonio, mentre il figlio Enzo abitava a Torrevecchia con la compagna Michela. Le due donne erano sedute sullo stesso banco della chiesa, unite dall’indicibile dolore. Dal pulpito il parroco, don Michele Panissa, si è rivolto a loro e a tutta la famiglia, quando ha chiesto di «non cedere al rancore che una morte così sconvolgente può suscitare. È la fede la guida che in questo momento può aiutarvi a uscire dall’oscurità di questo dolore», ha esortato don Michele, «la fede è come una candela, attaccatevi a essa». In chiesa molti amici di Enzo, da tutti definito come una persona scherzosa con la passione per la musica. Tra loro anche il giornalista teatino Mario D’Alessandro, che con Mattioli aveva condiviso oltre un decennio di lavoro nella biblioteca dell’università d’Annunzio. Dopo aver lavorato in ateneo, Mattioli era entrato all’Ispettorato del lavoro ed era molto orgoglioso di avercela fatta da solo, dalla laurea in Lettere a un buon posto di lavoro. Presenti anche gli amici di famiglia don Bartolo Turacchio e don Donato Martorella. «Ci siamo conosciuti circa dieci anni fa», ha ricordato l’avvocato D’Aloisio al termine della cerimonia funebre, «ci siamo incontrati per lavoro, io ero il suo avvocato, ma il nostro rapporto da professionale è diventato subito un’amicizia sincera. Perché Enzo era una persona straordinaria, era un uomo allegro, intelligente e ironico. E stare in sua compagnia era sempre molto piacevole. Amava la musica e aveva una vera e propria passione per le canzoni di Bennato. Non doveva andare così. Tutto questo è incredibile». Ed è proprio il senso di incredulità, oltre al dolore per una morte così assurda e imprevista, che si leggeva sui volti di tutti i presenti.
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