Addio Di Leonardo, re del “du botte”

Il musicista che incantò i tedeschi ed ebbe salva la vita è morto a 89 anni, i funerali oggi alle 16 a San Giustino
CHIETI. Se ne è andato un altro pezzo importante della storia di Chieti: è stato questo il commento unanime alla dolorosa notizia della morte di Antonio Di Leonardo. Aveva 89 anni, lascia la moglie, Antonietta, i figli Giampiero, Luciano e Annalisa, gli amatissimi nipoti Antonio, Simone, Silvia, Federica ed Alessandro, nuore, genero, sorelle e altri parenti ai quali tutti va il più sentito cordoglio. I funerali si terranno oggi alle 16, nella cattedrale di San Giustino. Antonio è morto la notte scorsa, in ospedale, vittima di un male fulminante.
A lui avevo dedicato l'omaggio che tocca a chi ha dato lustro a questa città, inserendolo tra i protagonisti della teatinità. Avevo scritto del suo amore per la musica, «stella cometa che ha guidato la mia esistenza», come egli stesso mi aveva detto, della sua grandissima perizia nel costruire fisarmoniche e in particolare il du botte della nostra antica tradizione, della sua capacità imprenditoriale raccontata dai figli Giampiero e Luciano in un bellissimo cd dedicato alla nascita della Città della Musica, oggi punto di riferimento di tutti coloro che amano e fanno musica.
Era rimasto contento ed anche commosso per quell'articolo, che parlava del suo passato, del laboratorio dove aveva ripreso e continuato una tradizione familiare che va oltre il secolo e mezzo e dove aveva costruito con rara maestria fisarmoniche di ogni tipo, della sua sfida al futuro con una struttura di ben mille metri quadrati. Mi aveva raccontato di ciò che era stato ma portava anche pieno orgoglio per il presente che era riuscito a costruire.«Devo ringraziare la musica per la vita che ho avuto», mi disse anche, ma è il mondo musicale che deve moltissimo a lui, per quello che ha dato fino all'ultimo, non solo costruendo e riparando strumenti, ma continuando a suonare.
Un grande maestro, capace di trarre da quegli strumenti stupendi suoni come può fare solo chi conosce la musica in tutti i suoi aspetti, cioè da quando uno strumento viene generato al momento in cui diventa fonte di note e melodie. Una vita straordinaria, segnata da tanti eccezionali momenti, come quello vissuto ai tempi tragici della guerra quando, prelevato dai tedeschi per essere deportato in Germania e trasferito al centro di raccolta di Ripa Teatina, ebbe a disposizione una fisarmonica. Cominciò a suonarla e i responsabili del campo decisero di trattenerlo perché con la sua musica intrattenesse ufficiali e truppa. Una vita come un romanzo, con una lunga parentesi vissuta anche all'estero, in Canadà. Li visse esperienze che arricchirono le sue capacità sia tecniche che musicali e che gli permisero di primeggiare ovunque ha portato la sua fisarmonica e la sua capacità di interprete della musica. Infatti nel periodo passato in Canadà apprese anche l'arte di riparare i pianoforti, arte che ha a lungo esercitato in favore del Teatro Marrucino, allora gestito da Mario Zuccarini.
Il ricordo più bello di Antonio che mi sento di offrire in questa triste circostanza della persona che ho conosciuto è la sua grande disponibilità verso tutti, pronto in ogni momento a dispensare il dono di un momento di musica. Parlava spesso di voler creare eventi con i suoi vecchi compagni per suonare insieme, aprendosi anche ai giovani, come un “maestro” deve sempre fare, era il suo credo. Addio, caro maestro Antonio, per le tue note, sono certo, ci sarà posto anche in cielo.

