Addio Di Marzio, il re del calcestruzzo

26 Marzo 2015

Realizzò grandi opere che cambiarono il volto dell’Abruzzo: dall’A24 e l’Asse attrezzato ai porti di Pescara e Ortona

CHIETI. Dai pilastri dell’A24 al Megalò passando per il raddoppio della Montesilvano-Silvi, i porti di Ortona e Pescara, le stazioni di Pescara e Montesilvano, la caserma Berardi di Chieti e il quartier generale della Carichieti sulla Colonnetta. L’imprenditore della grandi opere che hanno cambiato il volto d’Abruzzo è morto, ieri mattina, a San Donato Milanese. Aveva 84 anni, Dante Domenico Di Marzio. Era il geometra che con un’eccezionale intuizione cavalcò l’onda del boom economico. Capì, prima di ogni altro in Abruzzo, la potenza del calcestruzzo nei grandi appalti. E da geometra ne divenne il re – prendendo le redini dell’azienda creata dal papà Rocco, che era amico persino di Giovanni Leone, giurista e presidente della Repubblica – e toccando l’apice della sua carriera imprenditoriale tra gli anni Settanta e Ottanta quando la società Di Marzio dava lavoro a 400 dipendenti, in sette sedi abruzzesi, come racconta Costantino Felice nel libro “Carichieti dalle origini ai giorni nostri”. Erano gli anni in cui la Democrazia Cristiana di Remo Gaspari decideva il futuro della regione: captava finanziamenti statali per le grandi infrastrutture. Collegava l’Abruzzo con Roma, Chieti con Pescara e la costa con i Balcani, affidando nelle mani di pochi e dinamici imprenditori l’esecuzione di opere entrate nella storia abruzzese. Tra questi c’era Di Marzio, diventato presidente della Carichieti (si insediò dopo Luigi Capozzucco e prima di Giovan Battista Obletter) che decise l’acquisto dell’ex tabacchificio dello Scalo che il costruttore Marino, scomparso anch’egli di recente, trasformò nella sede di Carichieti: una cassaforte di cemento armato. E fu sempre l’impresa Di Marzio, la cui sede più nota è alle spalle del Megalò, a realizzare, in epoca meno recente a Chieti, l’ex ospedale civile Santissima Annunziata o la caserma Berardi, che sta per tornare alla città. Collezionò così, Dante Domenico Di Marzio, marito della signora Cleotilde e padre di Rocco, Fabio e Roberto, prestigiosi incarichi come la presidenza teatina dell’Ance e di Confindustria, di cui fu anche vice presidente regionale. Ed era ancora consigliere della Fondazione Carichieti quando la malattia l’ha colpito costringendolo alla lunga degenza nel Milanese dove la morte lo ha raggiunto. Domani, alle 8, la salma, trasportata dall’impresa La Sacra, partirà da Milano per rientrare a Chieti ed essere esposta nell’abitazione in via Pianell in attesa dei funerali, previsti per le 15,30 di sabato nella cattedrale di San Giustino. Dove il gotha dell’imprenditoria darà l’addio al geometra che ha cambiato il volto all’Abruzzo.