«Addio Vincenzo, amico e uomo libero»
Ari, il regista Viani ricorda Spilla, compaesano idealista e onesto che a 57 anni ha deciso di morire
ARI. Vincenzo Spilla 57 anni di Ari. Agricoltore. Benestante. Marito e padre esemplare. Idealista. Onesto. Venerdì della scorsa settimana si è messo una corda al collo e ha salutato questo mondo. Perché? Pasolini avrebbe detto: io so perché sono un poeta. Io so, dico io, perché sono stato suo amico come tanti altri nel mio paese, soprattutto de Lu Quartellà. E con lui da giovani abbiamo passato notti intere nella sua Horizont Talbot blu, a parlare delle donne, del mondo da cambiare e del casino da fare insieme con le canzoni di Guccini. Lo vedo ancora passeggiare per le strade del mio paese insieme a Mastro Vincenzo, maestro elementare e di vita per molti della nostra generazione, mentre si agita da un lato all'altro della strada assecondando con le sue braccia la sua insaziabile fede e passione politica. Nelle battaglie elettorali per le elezioni comunali, quasi sempre perse regolarmente sul filo di lana, Vincenzo era il nostro inviato del KGB. L'unico ad essere in grado di entrare nelle fila del "nemico" per carpire informazioni utili alla causa. Vincè ma chi sono per te i democristiani? Quille che fa la pulitiche nghe la prichette! Rispondeva senza batter ciglio. E' sempre più difficile esserci in questo mondo. Partecipare insieme agli altri alla scrittura della storia, imposta dai pochi sulla vita dei molti che la vivono attoniti e smarriti come automi. Esistenze in affitto espropriate del proprio destino, memoria. Il cinismo, la pornografia e la violenza sono la nuova religione. Il Dio denaro il nuovo Messia. Tutto è mercimonio. L'uso e getta anche nei rapporti umani è ormai una regola culturale consolidata. L'esistenza umana non ha più alcun valore, come non lo hanno i sentimenti e i rapporti tra le persone. Tutto è aggiornabile come i software nei nostri device. L'effimero, la gioia surrogata, finte chimere della società dei consumi hanno illuso la creatura umana. Non ce l'abbiamo fatta a cambiarlo questo mondo, caro Vincenzo, ma è pur vero che questo mondo non ha cambiato noi perché siamo rimasti quelli di sempre, forse un po' ingenui ma liberi, puliti. Noi non ci siamo venduti. Vincenzo Spilla se n'è andato per questo, per rimanere libero, fino alla fine. Per difendere quelle istanze di libertà per le quali aveva dedicato il tempo di una vita. Perché non si riconosceva più in niente e intorno a sé non vedeva altro che una terra desolata in cui era diventato straniero di se stesso benchè tutti, famigliari e amici, gli volessero bene non facendogli mai mancare l'appoggio, il sostegno. Tutto questo non è bastato a calmierare il suo dolore, la sua paura di vivere.
Una scelta non condivisibile la sua ma che merita pieno rispetto. Tanti anni fa mi fece leggere una delle sue tante poesie d'amore, di una bellissima ricordo solo la strofa finale: «Vestito alla moda, macchina elegante. Nient'altro ti hanno dato, nient'altro». E' così che noi lo ricorderemo, con onore, come si ricordano gli eroi dell'antichità, come un poeta contadino, un figlio di questa terra dolorosa e bella. Sarà sempre con noi perché noi siamo e saremo sempre quelli là. Quelli de lu Quartellà.

