Agricoltori in rivolta: «Canoni più cari del 50%»

9 Febbraio 2016

Consorzio di Bonifica Sud: protestano la Cia Chieti-Pescara e la Copagri «Aumenti decisi dall’ex commissario senza consultare le associazioni»

VASTO. Il mondo agricolo in rivolta. Per lunghi mesi gli agricoltori hanno atteso che il Consorzio di Bonifica uscisse dalla situazione di emergenza e criticità economica in cui era sprofondato. Sono disposti a collaborare ancora, ma non accettano l’aumento dei canoni consortili. Dopo le critiche dell’ex assessore all’agricoltura, Mauro Febbo, e la protesta della Copagri, ieri è stata la Cia a salire sulle barricate e a protestare contro gli aumenti delle tariffe. «Non si può scaricare sugli agricoltori le responsabilità di altri», afferma categorico il presidente Cia Chieti-Pescara, Nicola Antonio Sichetti, «no agli aumenti del 50% delle tariffe. Va bene il piano di rilancio, ma non si può tartassare gli agricoltori con aumenti così pesanti. Le responsabilità sono di altri, non è giusto che a pagare siano proprio gli agricoltori che dal Consorzio di Bonifica non ricevono neanche servizi adeguati. La decisione commissariale va assolutamente rivista». Gli aumenti erano stati decisi dall’ex commissario Giampiero Leombroni. «Una decisione assurda che graverà pesantemente sui costi di produzione e sui redditi delle imprese agricole», annota la Cia che, come la Copagri, ribadisce che l’aumento è stata deciso in maniera autonoma, senza coinvolgere l’apposita Consulta delle organizzazioni di categoria. La Cia non esita a definire «ingiusto che l’azione di risanamento dell’ente avvenga esclusivamente a discapito dell’utenza agricola» e chiede una revisione della decisione commissariale che ha determinato gli aumenti alla luce dell’adeguamento e del pagamento dei canoni da parte delle altre utenze servite dal Consorzio (industriale, artigianale, civile).

«Queste nuove entrate consentiranno, unitamente alle assicurazioni fornite sul completamento delle opere necessarie alla piena funzionalità della diga di Chiauci, una gestione più economica del Consorzio senza che i relativi disservizi e costi pesino esclusivamente sulla contribuenza agricola», afferma Sichetti. La Cia chiede, infine, che «la situazione del Consorzio venga attentamente monitorata e che le organizzazioni professionali agricole siano costantemente informate nella apposita sede che è quella della Consulta». Anche la Copagri protesta per non essere mai stata sentita ed interpellata al riguardo. «Se lo fosse stato, come buon costume e rispetto dei ruoli e competenze di ognuno consiglierebbe, non ci saremmo sottratti ad assumerci eventuali responsabilità», afferma il responsabile Camillo D’Amico, «formulando proposte atte sia alla possibilità di evitarlo che dando idee per riorganizzare l’ente senza ricorrere a consulenze esterne, perché la qualità e professionalità dei dipendenti, senza stipendio da mesi, è notoria e riconosciuta».

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