«Aiutate Antonella È da sola in Egitto e ora rischia la vita»

La battaglia della madre vastese contro il marito egiziano La donna cerca di ottenere il divorzio e la custodia dei figli
VASTO. Quando il 18 giugno del 2015 partì per una "vacanza" in Egitto, con il biglietto di ritorno (per sé, il marito e i figli) già in tasca, Antonella Grassi mai avrebbe potuto immaginare che dall'Egitto i suoi due bimbi, che ora hanno sei e otto anni, non sarebbero più tornati in Italia. Che suo marito, egiziano della zona Hurghada, che mai aveva mostrato segni di radicalizzazione islamica, improvvisamente si potesse comportare da marito e padre padrone, non permettendo il ritorno in Italia dei bimbi, crescendoli secondo i dettami della sua religione nella versione più estremista, e mostrando un lato violento mai manifestato prima.
Per Antonella, psicologa di Vasto, figlia di un imprenditore edile, inizia un calvario che lei sta affrontando da sola in Egitto. In Italia ha il supporto della sua famiglia e di due esperti di casi internazionali di figli contesi, Bruno Poli, che da quarant'anni si interessa di questa tematica, e l'avvocato Alessandro Righetti.
La famiglia lancia un appello affinché la giovane mamma non venga lasciata sola. Teme per la vita di Antonella, minacciata dal marito, aggredita e picchiata. Un'aggressione violenta, che trova pieno riscontro nei referti ospedalieri. La paura è che l'uomo possa rifarlo ancora e che questa volta Antonella possa non sopravvivere. Per questo è stata interessata anche la Farnesina, che si è messa subito a disposizione, ma l'operato del console onorario ad Hurghada, Alberto Barattini, pare abbia lasciato molto a desiderare.
Antonella aveva conosciuto il marito in Egitto durante una spensierata vacanza a Hurghada, nota località balneare affacciata sul Mar Rosso. L'uomo era venuto in Italia e i due circa sette anni fa si sono sposati. Lui, dicono i familiari di lei, «si era ben integrato nel nostro Paese. Professava in maniera moderata la religione islamica senza alcun problema. Lavorava in un bar che era stato acquistato con i soldi di lei».
Poi nel 2015 ci fu la vacanza in Egitto, sarebbe dovuta durare il tempo di un'estate, da giugno ad agosto. E invece, quando arriva nella sua patria, il marito, anziché registrare i figli come turisti in visita, li registra come egiziani. Così sostanzialmente li ha bloccati da lui. Nell'ottica della famiglia italiana è un "rapimento", ma se si vuole utilizzare questo termine bisogna sottolineare che il "rapimento" è stato legale. Perché, essendo lui il padre, la legge egiziana glielo permette.
Antonella, anche a causa del fatto che non conosce la lingua, si accorge della registrazione dei figli solo quando ormai è troppo tardi. E sulla sua pelle scopre anche la faccia violenta dell'uomo che ha sposato.
Ma non vuole stare lontano dai bambini e resta lì, a suo rischio e pericolo, nascondendosi da lui. Per paura di essere di nuovo aggredita, gira con il burka e tenta, per lo più invano, di passare del tempo con i bambini. Che nel frattempo sono stati iscritti a una scuola egiziana, hanno imparato la lingua del padre e sono stati iniziati a un percorso di islamizzazione molto radicale. Un percorso imposto anche alla moglie, che viene picchiatapure davanti ai bambini. Quando l’uomo ha visto che comunque non riusciva a sottometterla l'ha anche accusata di infedeltà, mandandola in galera. La donna ci è rimasta solo per due giorni, soltanto perché le accuse non hanno retto alla prova dei fatti.
La famiglia di lei segue tutto quanto dall'Italia con grandissima angoscia. Si muove a livello di autorità italiane perché non lascino sola Antonella almeno sino alla fine del processo (che dovrebbe concludersi ad aprile) in cui la giovane madre ha chiesto il divorzio e la custodia dei figli. «Lui è pericoloso, squilibrato e violento», dicono i familiari della vastese, «non può essere lasciata sola, in un paese straniero, dove non ha diritti e rischia la vita».
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