«Aiutatemi a cercare i miei veri genitori»

CARPINETO SINELLO. «Sto cercando di aiutare il mio compagno a trovare i suoi genitori biologici o quello che resta della sua famiglia». Queste le parole con cui Daniela Di Giacomo lancia un appello...
CARPINETO SINELLO. «Sto cercando di aiutare il mio compagno a trovare i suoi genitori biologici o quello che resta della sua famiglia». Queste le parole con cui Daniela Di Giacomo lancia un appello per aiutare il compagno, Mauro Amenta, a ritrovare le sue vere origini. L’uomo, figlio unico e attualmente residente a Montesilvano, è nato però a Carpineto Sinello nel gennaio del 1958. A farlo venire al mondo è stata un’ostetrica di nome A. Trevisani, alla presenza di due testimoni: A. Nanni, impiegato, e M. Di Paolo, agricoltore. Il nome assegnatogli alla nascita era Mauro Mantovani, sostituito nel momento dell’adozione con Mauro Amenta. «È come se gli mancasse qualcosa», afferma la compagna Daniela, «è stato abbandonato molti anni fa e portato al brefotrofio di Chieti, è giusto che lui conosca le sue vere origini». I genitori adottivi di Mauro sono di origini siciliane e non sono più in vita da diversi anni. «Finora non ha mai voluto cercare i suoi genitori biologici per non fare un torto ai genitori adottivi», spiega la compagna, «ha avuto un’infanzia felicissima ed è stato molto amato, ma ciò non toglie che un essere umano possa avere la necessità esistenziale di conoscere a chi è collegato e da dove viene». È un tentativo quello di Daniela che, per l’amore che nutre nei confronti del compagno, ha deciso di aiutarlo a ricomporre i frammenti della sua storia.
«Non so se qualcuno potrà aiutarmi, ma il paese è piccolo e magari c’è chi ricorda qualcosa di quello che è successo all’epoca», continua a raccontare la donna. Nel caso in cui non verranno contattati da alcuno, Daniela ha già annunciato che visiteranno Carpineto Sinello per raccogliere più informazioni possibili. «Capisco che allora i motivi che hanno portato la madre biologica ad abbandonare il figlio potevano essere legati al contesto sociale e culturale dell’epoca», dice Daniela, «da allora sono passati 60 anni, molto probabilmente i genitori non sono più in vita, ma vorrei provare a cercare la donna che magari all’epoca non voleva essere conosciuta, ma oggi per lei e il mio compagno ritrovarsi potrebbe essere motivo di grande gioia». (s.c.)

