«Aiuto gli ucraini in fuga, lì è un inferno»

L’imprenditore Salvatorelli ha una ditta anche in Polonia: offriamo sedie e tavoli a chi scappa dalla guerra
VASTO. Un asse da Vasto a Leopoli, a sud dei Carpazi, cercando di aiutare i fornitori e le loro famiglie in difficoltà. Emidio Salvatorelli, titolare dell’industria Vastarredo di Punta Penna e di una fabbrica in Polonia, dal giorno in cui è scoppiata la guerra in Ucraina si è subito messo in contatto con i titolari delle aziende con cui lavora. Salvatorelli è ancora il titolare della Refas, in Polonia, e da anni lavora con i Paesi dell’Est. «Quando ho sentito che Putin aveva dichiarato guerra all’Ucraina», racconta l’imprenditore, «ho chiamato subito i miei fornitori, sono 4. Mi hanno raccontato l’inferno. Le loro famiglie sono scappate in Moldavia e Slovenia. Sono riuscito a portare, qui a Vasto, una famiglia offrendo ospitalità: ci sono anche due bambini e ora aspetto altri loro connazionali».
L’azienda Refas è a 300 chilometri dal confine con l’Ucraina. «Ho messo a disposizione sedie e tavoli prodotti in Polonia per i profughi che riusciranno a passare il confine e arriveranno da loro. Servono anche quelli, serve tutto», dice l’imprenditore vastese, «sono in contatto continuo con i miei dipendenti in Polonia e stiamo cercando di dare una mano il più possibile». Per il momento la fabbrica è al sicuro, ma comincia a mancare la materia prima. «Non posso prendere il legname: è bloccato tutto. Il conflitto paralizza il settore», conferma Salvatorelli, «la guerra si ripercuote su tutti in maniera drammatica. Sperando che venga trovata una soluzione, è necessario prima di tutto aiutare la popolazione in fuga. I miei fornitori non sono potuti partire: gli uomini devono restare in Ucraina per combattere e mi raccontano momenti drammatici. Un inferno vissuto con la paura di non farcela, anche a causa del freddo».
Salvatorelli si è rimboccato la maniche e sta cercando di dare aiuti, sia in Polonia che a Vasto. In città ci sono anche altri imprenditori che si stanno prendendo cura dei profughi arrivati. «Tutti noi viviamo un periodo problematico», è l’appello lanciato da Salvatorelli, «ma nei limiti del possibile cerchiamo di aiutare chi non ha nessuna colpa e ha perso tutto». (p.c.)

