Al Carnevale teatino spunta il simbolo fallico

Auditorium del Cianfarani gremito per la rappresentazione tradizionale Il professor Stoppa: «Nessuno si scandalizzi di fronte al rito della fertilità»
CHIETI. Un uomo in maschera a terra sul palcoscenico dell’auditorium Cianfarani con un evidente simbolo fallico in bella vista. Partiamo da questa scena che, senza adeguate spiegazioni, potrebbe apparire come un po’ troppo licenziosa per un spettacolo di carnevale, per entrare nell’universo culturale del Carnevale tradizionale abruzzese di Francesco Stoppa, che tutto è fuorché un momento di festa «diseducativa e consumista che è diventato ora il carnevale», come lo definisce lo stesso Stoppa, docente di geologia alla d’Annunzio e direttore del Centro di Antropologia Territoriale degli Abruzzi per il Turismo (Cata) dell'università teatina.
«Il carnevale della tradizione è pieno di simboli fallici. Il significato di questo evento, che più che una festa è un rito, sta nel fatto che rappresenta un momento di passaggio: l’anno vecchio che se ne va e deve rifertilizzare quello nuovo. E dunque le scene con i simboli fallici non sono licenziose ma apotropaiche. Servono, cioè, a scacciare il male».
E c’è di più: «Il carnevale», dice ancora Stoppa, «non è una festa per bambini, ma un rito per adulti. Al quale, però, i bambini debbono assistere, per imparare le regole della vita. In questo senso è educativo, al contrario di ciò che è diventato ai giorni nostri». E così, con queste premesse, ieri mattina al Cianfarani è andato in scena il Carnevale tradizionale abruzzese a cura della Compagnia tradizioni teatine, diretta dal professor Stoppa, che a sua volta riunisce diverse associazioni, tra cui Il teatro del Sangro di Stefano Angelucci, Lu Ramajette di Elvezio Di Felice e l’associazione Fontevecchia di Spoltore, presieduta da Luciano Troiano.
Lo spettacolo, che generalmente viene fatto in strada e non in palcoscenico, è partito con un’aria seicentesca cantata da due allievi del Conservatorio di Pescara, intitolata Il pianto di pulcinella, con l’intervento pantomimico di Angelucci che ha impersonato il pulcinella. Lo stesso Stoppa ha spiegato sul palco la differenza esistente tra il pulcinella del teatro dell’arte e quello molto più antico della tradizione, che ha un compito particolarissimo all’interno del carnevale: «I pulcinella», ha detto, «rimettono ordine nel caos carnevalesco, hanno infatti una frusta in mano. Il carnevale, invece, ha come senso profondo quello di rovesciare l’equilibrio naturale per poi poterlo ristabilire a favore dell’uomo. Questo significato nasce da uno studio sui carnevale tradizionali che si facevano nella zona di Guardiagrele».
Stoppa ha portato l’evento in giro per la provincia. Sabato pomeriggio le maschere hanno sfilato a Lanciano, ieri mattina si sono esibite a Chieti e ieri pomeriggio a San Salvo. Domani pomeriggio, invece, nel giorno vero e proprio della festa, il Carnevale tradizionale abruzzese sarà a Torrevecchia Teatina dove da qualche anno c’è la sede stabile della Compagnia, accolta pienamente dalla cittadinanza che infatti collabora in massa alle iniziative.
Al Cianfarani non sono mancati i tipici balli e canti riscoperti dalle più antiche tradizioni, come il particolarissimo Canto dei mesi. (a.i.)

