Al lavoro per salvare la fabbrica

6 Novembre 2014

I 40 operai di Intesa Meccanica sorvegliano l’azienda nonostante il rischio della chiusura definitiva

ATESSA. Andare a lavoro anche quando il lavoro non c'è più, quando c'è una fabbrica che inaspettatamente chiude, una procedura fallimentare in atto, ma ci sono linee e macchine da sorvegliare e che non si possono spegnere per evitare danni ai materiali e alle produzioni che un domani forse torneranno. É la storia, commovente e allo stesso tempo tragica, degli operai di Intesa Meccanica. Sono 40 in tutto, quasi come una famiglia allargata. Quando hanno appreso che il 31 ottobre la dirigenza aziendale non avrebbe acquistato il piccolo stabilimento dopo un periodo di affitto che durava dal 2008, i dipendenti di Intesa Meccanica, fabbrica dell'indotto Sevel e Honda che realizza cataforesi e verniciatura, non si sono persi d'animo.

Con l'aiuto dei sindacati e la collaborazione con il curatore fallimentare, senza la prospettiva di uno stipendio, ma con in mente solo il futuro della "loro" azienda, hanno continuato a fare i turni, entrare in fabbrica e sorvegliare e tenere in moto in macchinari, anche se non c'è più niente da produrre. «Spegnere gli impianti», racconta un dipendente, «significherebbe causare dei danni altissimi per l'intero stabilimento. La vernice si rovinerebbe, ci sarebbero decine di migliaia di euro di danni. E poi siamo preoccupati per i furti, gli atti vandalici». «Ci conosciamo tutti dal 1998», racconta l'operaio, «abbiamo lavorato fianco a fianco da allora. Sappiamo tutti che questa è la cosa giusta da fare, non abbiamo dovuto fare grossi sforzi per convincerci. Con la speranza però che qualcuno rilevi l'azienda e non lasci 40 famiglie in mezzo alla strada».

La fabbrica è, per assurdo, potenzialmente attiva e lavora per Tmc, Oma, Emarc, Tiberina Sangro, Irma, Isringhausen, gruppo Fontana, Honda. A sentire i dipendenti non ci sarebbero mai stati problemi di scarsità di commesse, il lavoro c'è. Ma gli imprenditori che avevano affittato lo stabilimento non se la sentono di continuare, i costi sarebbero troppo alti. «Intesa Meccanica», precisa il segretario della Uilm Chieti-Pescara, Nicola Manzi che da tempo segue la vicenda, «l’11 settembre aveva rassicurato in un incontro formale il sindacato e i dipendenti che stava cercando soluzioni finanziarie per l’acquisto dell’azienda. Invece, tra lo stupore generale e senza informare, ha ufficializzato alla curatela fallimentare la riconsegna dello stabilimento e dei lavoratori. La crisi ci aveva preparato a tutto, ma non a questi imprenditori….». «In attesa che si facciano avanti nuovi acquirenti», prosegue Manzi, «il giudice ha disposto che i lavoratori possano presidiare e custodire lo stabilimento e il funzionamento degli impianti fino al 10 novembre. La situazione diventa drammatica per tutti i 40 dipendenti che rischiano di essere licenziati, ma anche la Val di Sangro pagherebbe un prezzo elevato se quel lavoro con il suo fatturato finisse fuori dalla provincia». Daria De Laurentiis

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