Al telefono con il marò Latorre

30 Novembre 2014

Il militare, chiamato dal consigliere Di Paolo, promette: quando sarà tutto finito verrò a trovarti a Chieti

CHIETI. «Quando sarà tutto finito verrò a Chieti a trovare te e tutti quelli che ci hanno sostenuto». Parola di Massimiliano Latorre, il marò italiano accusato insieme al collega Salvatore Girone di aver ucciso due pescatori imbarcati in India scambiati per pirati. Dal febbraio del 2012 i due fucilieri di Marina sono stati trattenuti in India con questa accusa, a settembre scorso, però, Latorre, colto da un malore, è stato fatto rientrare in Italia per quattro mesi. A chiamarlo al telefono, ieri mattina negli uffici del Comune di Chieti, è stato il consigliere comunale Marco Di Paolo, che a sostegno dei due marò ha organizzato diverse iniziative, tra cui una petizione con 500 firme per chiedere la loro liberazione.

Grazie al suo passato nei marò, Di Paolo è riuscito a contattare Latorre per testimoniargli tutto il proprio sostegno personale e quello della città di Chieti. Assaltatore scelto capoarma mg mortaista in riserva, Di Paolo non dimentica l’addestramento nei marò, «una formazione tecnica altamente specializzata, ma anche un’educazione al rispetto della persona, a non fare azioni avventate, al buon senso sempre. Ecco perché non posso pensare che Girone e Latorre possano essere colpevoli», ha spiegato il consigliere comunale. Latorre lo ha salutato con affetto al telefono: «Ehi ciao Marco come stai?», gli ha detto confidenzialmente. «Come stai tu?», ha ribattuto Di Paolo riferendosi alle condizioni di salute che hanno riportato il marò in Italia, «Discretamente, anche se ci sono ancora problemi da risolvere». E così la telefonata è andata avanti in maniera molto cordiale. Di Paolo ha fatto riferimento ad amici in comune, come l’ammiraglio della Marina militare, a riposo, Paolo Tarantino che si è stabilito a Chieti. «Vi vengo a trovare, così ci conosciamo di persona», ha ribadito Latorre che si è detto anche molto grato del sostegno ricevuto. Le esperienze in comune hanno senza dubbio permesso di instaurare un dialogo sincero. Come Latorre anche Di Paolo ha preso parte a missioni italiane all’estero. A 19 anni, nell’ottobre del 1983, è partito per Libano, dove è rimasto per sei mesi.

A Beirut ha rischiato la vita più di una volta nei campi di Sabra e Shatila a contatto con i rifugiati palestinesi. «Sono cose che non si dimenticano tanto facilmente», commenta il consigliere comunale, «perché ti segnano la vita per sempre. E’ anche questo il motivo per cui mi sta tanto a cuore la sorte dei due marò, che sento vicini come fratelli». Cosa che Di Paolo ha detto anche a Latorre che lo ha ringraziato dicendo che per lui e Girone è «molto importante sapere che non siamo finiti nel dimenticatoio».(a.i.)