Allarme cinghiali: più misure di sicurezza

San Vito. Caccia di selezione nelle aree della Grotta delle Farfalle. Il sindaco: recinti ai terreni coltivati
SAN VITO CHIETINO . Estensione del selecontrollo (caccia di selezione) nelle aree sanvitesi che ricadono nella riserva Grotta delle Farfalle; sistemazione di barriere e dissuasori a protezione delle colture e controllo del cibo a disposizione dei cinghiali prodotto da rifiuti agricoli e urbani. Sono alcune attività, che saranno coordinate dalla polizia provinciale, contenute nel piano triennale di controllo del cinghiale all’interno del territorio della riserva naturale regionale “Grotta delle Farfalle” adottato dall’amministrazione di San Vito. Gruppi di cinghiali accanto le abitazioni, via Michelangelo, via Dante, via Raffaello abitualmente meta degli ungulati che costringono le persone a stare in casa. E poi danni all’agricoltura e incidenti stradali. Sono alcuni dei problemi causati dal proliferare dei cinghiali che potrebbero trovare un freno almeno nel Comune di San Vito.
«Il problema dei cinghiali è annoso e non è solo sanvitese», dice il sindaco Emiliano Bozzelli, che si è occupato del problema fin dall’insediamento con l’assessore Gabriella Mancini. «E a lungo il selecontrollo nel Comune, da parte della polizia provinciale è rimasto l’unico mezzo per arginare il fenomeno, ma facciamo passi in avanti ora perché, con questo piano, si allarga l’area di selecontrollo anche all’interno della riserva del Fosso delle Farfalle che è un serbatoio naturale di cinghiali. Qui trovando cibo, acqua e protezione, riescono a proliferare e si avvicinano poi alle abitazioni. Lo studio fatto dal tecnico faunistico Fabio De Marinis, con un censimento anche dei cinghiali in zona, ha evidenziato uno squilibrio biologico nella riserva, cioè la netta prevalenza dei cinghiali su tutte le altre specie. Uno squilibrio da ricomporre tramite una serie di azioni mirate anche nella riserva inserite nel piano 2020/2022».
Oltre al selecontrollo ci sono misure di prevenzione ed ecologiche. «Si sistemeranno», riprende Bozzelli, «recinti, barriere, dissuasori nei terreni coltivati e introdotte misure ecologiche, come ad esempio il censimento e il controllo delle risorse di cibo che hanno a disposizione». Il piano infine prevede anche l’utilizzo della carne. «Aderiamo al progetto Risorse d’Abruzzo», chiude l’assessore Mancini, «che ha l’obiettivo di trasformare il problema cinghiali in risorsa, ossia di usare la carne degli animali abbattuti come cibo. La carne entro tre ore dall’abbattimento viene stoccata in un centro di raccolta autorizzato Asl, controllata, smistata nei centri di lavorazione e venduta. Una filiera controllata e certificata, sicura per il consumatore». (t.d.r.)
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