Allarme per il gasolio fuoriuscito in mare: multati tre armatori

Macchie di idrocarburi avvistate nelle acque del porto La guardia costiera avvia le verifiche e scopre i responsabili
ORTONA . Alla capitaneria di porto di Ortona arriva la segnalazione direttamente da un diportista di rientro nello scalo marittimo: «C’è del gasolio in mare» è l’avvertimento che arriva alla guardia costiera. Una chiamata che fa scattare l’allarme e l’avvio della procedura contro i pericoli di inquinamento.
IDROCARBURI IN MARE
Nelle acque marine all’interno del bacino portuale, il diportista nota macchie di idrocarburi ed iridescenze. Così la guardia costiera, attraverso il personale di turno provvede all’attuazione del “Piano operativo antinquinamento locale”, il cui ultimo aggiornamento risulta essere stato effettuato nel corso del mese di gennaio. L’applicazione di questo strumento prevede che l’autorità marittima nella cui area di competenza si verifichi l’inquinamento o la minaccia di inquinamento, ponga in essere tutte le misure necessarie per prevenire o eliminare gli effetti inquinanti, oppure attenuarli qualora risultasse tecnicamente impossibile eliminarli.
GLI ACCERTAMENTI
Nell’immediatezza della segnalazione il nucleo operativo di polizia ambientale, coordinato dalla sala operativa della capitaneria di porto, con il supporto della motovedetta Cp 885, avvia un controllo capillare per risalire alle possibili cause dello sversamento, con verifiche mirate direttamente a bordo di tutte le unità navali presenti in porto.
LE BARCHE ORMEGGIATE
Gli accertamenti vanno avanti per buona parte della giornata e si rivolgono in particolare l’attenzione si rivolge alle unità da pesca che in quel momento sono ormeggiate alla banchina commerciale del porto di Ortona. Attraverso una perizia tecnica e con la conoscenza professionale degli apparati di bordo, vengono individuati tre pescherecci, che nonostante la sosta inoperosa nello scalo, stavano procedendo all'utilizzo dell’impianto di smaltimento delle acque di sentina, acqua formata da infiltrazioni di quella marina, olio combustibile e lubrificante e dallo scarico derivante dai vari processi di depurazione, contenenti anche particelle di fuliggine ed altre impurità. I proprietari ed armatori delle unità responsabili della condotta illecita, vengono diffidati a porre in atto immediatamente ogni azione necessaria a prevenire il pericolo d’inquinamento e ad eliminare gli effetti già prodotti sull’ambiente marino. Inoltre vengono prelevati dei campioni di acque di sentina da avviare ad analisi di laboratorio, quale fonte di prova per le successive azioni sanzionatorie che variano da un importo minimo di 1.500 euro ad un massimo di 15mila.
LE VERIFICHE
La capitaneria di porto ortonese sottolinea che «è sempre alto il livello di attenzione che la capitaneria di porto di Ortona mantiene nei confronti di queste attività assolutamente deprecabili che minano alla base l’ecosistema marino. Fa male riscontrare», conclude, «che siano gli stessi operatori della filiera della pesca ad escogitare tali metodologie al fine di abbattere i costi di trattamento delle acque di sentina».
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