Allarme per imprese e turismo: «Così la guerra ci mette in crisi»

Gli scambi commerciali che interessano le aziende teatine e la Russia a dura prova con il conflitto Trema l’export manifatturiero, le associazioni di categoria avvertono: «Subito lo stop alle tensioni»
CHIETI . Non solo vittime e terrore. La guerra porta con sé anche ripercussioni economiche da cui non è esente la provincia di Chieti. Al contrario, il territorio teatino è tra quelli più interessati per flussi commerciali. Lo dicono i numeri a cui organizzazioni rappresentative di imprese e attività commerciali stanno lavorando in questi giorni.
TRASPORTI
Basta un dato, evidenziato dal direttore generale di Confindustria Chieti Pescara, Luigi Di Giosaffatte, a rendere l’idea: «La provincia di Chieti esporta sia in Russia che in Ucraina prevalentemente mezzi di trasporto che, per la sola Russia, rappresentano quasi i due terzi dell’export abruzzese». Il riferimento, ovviamente, non può che essere all’area della Val di Sangro e del Vastese. E che dire dei dati forniti nei giorni scorsi da Federalberghi Abruzzo, che ha lanciato l’allarme per il mercato turistico russo, in crescita negli ultimi anni ma a grande rischio dopo l’attuale momento. Per la provincia di Chieti, nel 2019, periodo pre pandemia, sono stati 651 gli arrivi di turisti russi e 1.746 le presenze.
IL COMMERCIO
«La guerra porta sempre problemi e conseguenze», premette la presidente provinciale di Confcommercio Chieti Marisa Tiberio, «la nostra sensibilità ci impone di esprimere in primis solidarietà alla popolazione vittima della guerra». Ma le ripercussioni economiche non mancano: «Il turismo made in Italy ne risentirà tantissimo», avverte Tiberio. «Dopo dieci anni di crisi generale, due di pandemia, il caro energia, ora il conflitto rappresenta un disastro per il nostro sistema economico». La presidente rimarca i già tanti problemi legati al costo dei trasporti: «Le aziende di moda hanno difficoltà a ricevere la merce, i costi dei container sono triplicati». Il suo auspicio, quindi, è che l’allarme possa rientrare in fretta.
IMPRESE MANIFATTURIERE
La provincia di Chieti è in testa per quanto riguarda l’export abruzzese manifatturiero in Russia. «Il primo pensiero va, ovviamente, alla tragedia umana che la guerra rappresenta. Ma anche gli effetti economici derivanti da un conflitto possono essere drammatici», spiega Daniele Giangiulli, direttore generale di Confartigianato Chieti L’Aquila. Per la provincia di Chieti, in particolare, l’export manifatturiero in Russia negli ultimi quattro trimestri, stando ai dati aggiornati al terzo trimestre 2021, ha avuto un peso di 51.204.308 euro. Sono evidenti, dunque, i rischi per questo settore.
I TIMORI
Scendono in campo anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil. «La nostra provincia», dicono le segreterie teatine, «che ha già subito pesanti ripercussioni per la pandemia, potrebbe avere altrettante ingenti ricadute negative in termini economici avendo la Russia intensi rapporti commerciali e di esportazione, oltre alla ripercussione sul fronte dell’aumento del costo energetico, che avrebbe conseguenze sul piano occupazionale».
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