Allerta virus, negozi chiusi già prima dello stop di Conte

12 Marzo 2020

I commercianti restano con le serrande abbassate dal mattino: «Le strade sono deserte» Tiberio: «Scenario spettrale». Gli esercenti attivano il servizio a domicilio, tagli ai bus

CHIETI. Lo scenario è da coprifuoco. Al mattino la maggior parte dei commercianti, a Chieti, non alza proprio le saracinesche. E anticipa, in sostanza, il provvedimento che verrà preso in serata dal premier Giuseppe Conte con lo stop a tutte le attività commerciali, fatta eccezione per le farmacie e i negozi di generi alimentari.
Ieri, ore 9: la città, semi deserta, si spegne per il coronavirus. Fanno eccezione solo i supermercati, con i clienti che spingono il carrello indossando mascherine e guanti in lattice infilati fino ai polsi. «Il 70% dei negozi è completamente chiuso», riassume Marisa Tiberio, presidente provinciale di Confcommercio e titolare della pelletteria Il Bagatto di viale Abruzzo, a due passi dalla stazione ferroviaria. «Io stessa, per la prima volta in 25 anni, ho deciso di non aprire in un giorno lavorativo: ho le lacrime agli occhi, perché noi non chiudiamo neppure per le ferie. Ma continuare in queste condizioni non avrebbe avuto senso. In giro non c’è nessuno, e poi il decreto parla chiaro: bisogna uscire solo per comprovate necessità. Significa che, in un momento del genere, borse e portafogli possono aspettare». La stessa decisione, nel secondo giorno da zona protetta, è stata presa da altri storici commercianti, come Giovanni Perseo di Fra Mon, in corso Marrucino. «Per arginare e combattere il Covid-19», è l’avviso ai clienti, «ognuno di noi deve fare la propria parte. Per il bene di tutti e ripartire più forti di prima». Negozi di abbigliamento, ma non solo: rimangono chiuse anche le parrucchiere di via Scaraviglia. Le misure del governo, in primis quella sulla distanza di almeno un metro tra i clienti, vengono rispettate dai commercianti. Lo confermano anche i controlli di carabinieri, polizia e vigili urbani: nessuna sanzione. E chi non è nelle condizioni di poter far rispettare le regole, come Silvia Di Marco della merceria di via Arniense, ha scelto di non aprire al pubblico: «La conformità del locale non garantisce le norme di prevenzione. Speriamo che questo periodo passi in fretta». E c’è anche chi, come il panettiere del quartiere Santa Maria, in via degli Agostiniani, ha deciso di fare le consegne a domicilio.
Le strade sono semivuote sia sul colle che allo Scalo, i marciapiedi mai così sgombri, complice anche la chiusura di scuole, università e non pochi uffici privati. Pure gli autobus sono quasi vuoti, tant’è che la Panoramica, la società che si occupa del trasporto pubblico, ha tagliato le corse e adottato gli orari estivi. Ma a colpire è la sequenza di vetrine spente e serrande tirate giù. «La decisione di rimanere chiusi», spiega Lido Legnini, direttore regionale di Confesercenti, «è legata a una questione di sicurezza, che in questi casi ha la precedenza su tutto, ma anche economica. Le misure sono talmente stringenti che restare aperti significherebbe non coprire neppure i costi fissi». Ma da oggi chiudere i negozi è diventato un obbligo.