Altri 82 chilometri di acquedotto per dieci Comuni e le contrade

Fondi annunciati in municipio durante l’assemblea straordinaria di cinque ore coi vertici della società Basterebbe: «La prima significativa soluzione sarà con la neve, poi con gli investimenti programmati»
LANCIANO. Un consiglio comunale straordinario di 5 ore, a tratti duro, in cui la dirigenza Sasi ha risposto alle domande di assessori e consiglieri di Lanciano e della presidente del consiglio comunale Gemma Sciarretta sulla crisi idrica che sta mettendo in ginocchio Comune e territorio. Un confronto serrato su perdite delle reti, progetti Pnrr, tariffe, programmazione, mancati avvisi sulle chiusure, in cui dopo aver preso coscienza che servono «500 milioni se si vogliono rifare i 4.200 km della rete idrica degli 87 comuni Sasi», si è arrivati a un ordine del giorno, unico astenuto il consigliere di minoranza Piero Cotellessa, in cui si impegnano il sindaco Filippo Paolini e la giunta a un confronto costante con la Sasi con una commissione apposita «per mitigare l’emergenza attuale e soprattutto quella futura tenuto conto che il 2025 è anno giubilare e Lanciano è città del miracolo eucaristico».
Documento in cui si invita Sasi «a fornire periodicamente un cronoprogramma degli interventi fatti e da fare, a convocare l’assemblea dei sindaci e a valutare l’inserimento di una figura tecnica professionale, esperta in ingegneria idraulica». Sasi presente in aula con il presidente Gianfranco Basterebbe, il direttore dell’area tecnica Pio D’Ippolito, Corrado Varrati del cda, l’architetto Giuseppe Fiorillo, la direttrice commerciale Manuela Carlucci ed Enzo Giardino del settore tecnico.
L’esordio di Basterebbe è sul fatto che la rete è in pessime condizioni per la vetustà, anni di mancati finanziamenti rispetto ad esempio alla depurazione e sulla difficoltà della mancanza di acqua: «Si sentono i 300 litri al secondo di acqua in meno nella sorgente del Verde che va avanti con l’ultima nevicata dell’aprile 2023 e i problemi del Sinello con i centri del Medio e Alto Vastese che hanno acqua 4-5 ore al giorno: da qui la necessità di chiusure senza zone privilegiate». Chiesti quindi i criteri delle chiusure: «Ci sono più fattori», risponde D’Ippolito, «ad esempio abbiamo tenuto conto delle esigenze della costa dove abbiamo allungato l’erogazione qualche ora per la presenza dei turisti; altro criterio la capacità dei serbatoi: se riusciamo a riempirli facilmente l’orario può slittare, ma le contrade di Lanciano sono in una situazione critica perché i serbatoi di 40 anni fa sono sottodimensionati». Anche per giorni, da qui l’uso delle autobotti: ben 12 quest’anno.
Una crisi, forse sottovalutata a maggio, sulla quale incidono le perdite: «Il dato del 71% delle perdite non è reale, sarebbe impossibile portare acqua», dice D’Ippolito, «dati Arera parlano del 64%, in realtà siamo attorno al 50%: dato che impone comunque di lavorare sulle reti. Lo stiamo facendo con il progetto di ricerca perdite: 15 milioni Pnrr per 16 comuni tra cui Lanciano su cui abbiamo chiuso la mappatura delle reti e procediamo con la riparazione delle perdite individuate. L’obiettivo è recuperare il 38% delle perdite. Poi venerdì dalla Regione sono arrivati circa 10 milioni per l’emergenza idrica che serviranno per realizzare 82 chilometri di acquedotto di una decina di Comuni e delle contrade di Lanciano». Infine il Pnrr: «Nonostante la farraginosità della burocrazia italiana», dice Fiorillo, «abbiamo accelerato contrattualizzando alle ditte dei premi se impiegano meno tempo per i lavori: la terza canna Fara-Casoli-Scerni, il potabilizzatore e l’interconnessione delle reti che risolverebbero gran parte dei problemi». Questo entro il 2026, ma oggi? «La prima significativa soluzione arriverà con la neve», chiude Basterebbe, «poi con gli interventi programmati».
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