Alunni da Mattarella «Attento e curioso»

LANCIANO. Un presidente emozionato e partecipe, attento e curioso nello scrutare i tanti occhi puntati su di lui, nonostante l’altissimo ruolo istituzionale ricoperto, gli arazzi e le formalità del...
LANCIANO. Un presidente emozionato e partecipe, attento e curioso nello scrutare i tanti occhi puntati su di lui, nonostante l’altissimo ruolo istituzionale ricoperto, gli arazzi e le formalità del Quirinale che incutevano un po’ timore. È questo che hanno apprezzato del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, i 30 ragazzi di terza media dell’istituto comprensivo D’Annunzio, gli unici abruzzesi presenti all’incontro istituzionale con le scuole di lunedì scorso. Una mattinata emozionante per tutti, anche per la dirigente del comprensivo Filomena Zanfardino. «Mi ha colpito la sua umanità nel rapportarsi con le giovani generazioni», racconta la preside, «e la sua emozione nel vedere tanti ragazzi che pendevano dalle sue labbra». L’incontro è stato organizzato quando a scuola è arrivata una telefonata del Quirinale che chiedeva se l’istituto fosse interessato ad una visita al Colle corredata dall’incontro con il capo dello Stato. Dopo l’introduzione del ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Stefania Giannini, il presidente Mattarella ha voluto rispondere alle domande degli studenti. Tra queste c’è stata quella di Giulia Narcisi di Lanciano, che è forse risultata la più umana e allo stesso tempo la più coraggiosa. «Lei ha un sogno che non è ancora riuscito a realizzare?», ha chiesto Giulia dopo aver ringraziato il presidente per l’accoglienza. «Sì, ce ne sono sempre tanti di sogni non realizzati», ha risposto sorridendo Mattarella, «il mio sogno in questo momento, ma è sempre stato così, è che il nostro Paese cresca sempre di più e sia capace di vivere sentendosi in una vera comunità, sentendo tutti quanti che la nostra sorte è legata gli uni agli altri. Viviamo un’avventura comune in Italia, abbiamo bisogno gli uni degli altri. Se il Paese acquista sempre di più il senso di essere comunità, in cui ci si fa carico gli uni dei problemi degli altri e ci si aiuta a vicenda, diventa sempre di più un Paese felice, molto più prospero e rispettato». (d.d.l.)
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