Alunni pendolari senza bus ora i mezzi non bastano più

Circa 1.100 studenti rischiano di restare a piedi. I presidi: la Regione intervenga Di Fonzo e Tua: con le norme anti Covid possiamo trasportarne troppo pochi
LANCIANO. Le scuole sono pronte a ripartire con le lezioni in presenza, ma gli autobus del trasporto scolastico hanno la capienza dimezzata. A tre settimane dalla riapertura delle scuole, il 15 settembre, a Lanciano scoppia il caso “pendolari”. Emerge nel corso della riunione voluta dal vicesindaco e assessore comunale alla Pubblica istruzione, Giacinto Verna, con i principali vettori del trasporto pubblico operanti su Lanciano, Tua spa e Di Fonzo, e i dirigenti degli istituti superiori cittadini.
Su indicazioni del Miur, in questi mesi le scuole hanno lavorato per garantire il rientro in classe dei 4.150 studenti iscritti, nel rispetto delle norme di distanziamento e lasciando la didattica a distanza come integrazione alle lezioni in presenza. Per ricavare gli spazi sufficienti in questi giorni sono partiti i lavori in cinque istituti, finanziati per oltre 110mila euro dalla Provincia: muri da abbattere, finestre, bagni e aule da creare al posto di laboratori e aule magne. Sono stati progettati accessi e percorsi distinti, studiati turni di ingresso e uscita scaglionati. Sforzi ai quali i dirigenti scolastici dei quattro istituti cittadini –liceo scientifico Galilei, De Titta-Fermi, Da Vinci-De Giorgio, liceo classico e artistico- non intendono rinunciare. Ma che si scontrano con il problema dei pendolari, i quali rappresentano oltre la metà degli studenti che frequentano gli istituti lancianesi (2.200 circa).
«Con le attuali limitazioni della capienza degli autobus», spiega Alfonso Di Fonzo, presidente dell’omonima società di trasporto pubblico, presente alla riunione insieme a Gennaro Marfisi di Tua spa, «a parità di mezzi e personale non riusciremmo a garantire il servizio, se le cose non cambiano. Le soluzioni possibili sono o che le scuole dividano la presenza degli studenti in classe, nella stessa settimana oppure a settimane alterne, oppure che la regione Abruzzo autorizzi, come hanno fatto altre regioni, l’intera capienza dei posti a sedere previsti sulla carta di circolazione». Attualmente gli autobus del servizio pubblico possono trasportare la metà dei viaggiatori (24 su 49 posti a sedere). «Sappiamo che il Veneto ha liberalizzato completamente, mentre in altre regioni», continua Di Fonzo, «i governatori si sono assunti la responsabilità firmando delibere per l’occupabilità al 100% dei posti a sedere (esclusi quelli in piedi, ndc), con le protezioni personali confermate e mantenute per l’intero viaggio. Questo ci darebbe una grossa mano. Il problema è nazionale, ma le soluzioni come al solito sono a macchia di leopardo». Per garantire il servizio Tua ha chiesto 280 mezzi in più, per tutti i vettori d’Abruzzo ne servirebbero circa 500, costi che ricadrebbero sulla collettività. «Pur non rientrando nelle mie competenze, ho voluto fare questo incontro consapevole che il 60% degli studenti frentani è pendolare», commenta l’assessore Verna, «da mesi i presidi stanno lavorando per garantire il più possibile la ripresa delle lezioni in presenza e oggi, a meno di tre settimane dalla riapertura, scoprono che i vettori del trasporto pubblico riescono a coprire al massimo il 60% del pendolarismo studentesco. Forse la Regione non ha preso nella giusta considerazione la questione. Insieme al sindaco Mario Pupillo proporrò al presidente Marco Marsilio di interfacciarsi con quelle Regioni che hanno preso prima di petto la questione. Oppure si potrebbero riconvertire le linee sospese, recuperando un altro segmento di pendolari del 15-20%». L’incontro è stato aggiornato ai primi di settembre.

