Ambulatori chiusi, la rabbia dei sindaci

A rischio l’assistenza medica in venti Comuni, chiesto un incontro con Asl e Regione: «Gravi disagi per la popolazione»
VASTO . La guardia medica era in passato una vera e propria istituzione, soprattutto nei piccoli centri. La sua presenza era capillare, così come la sua conoscenza del territorio e dei cittadini. Con la pandemia le cose sono cambiate. La Asl ha comunicato in questi giorni ai sindaci del Vastese che i pochi medici presenti rendono impossibile la continuità assistenziale. In particolare le circoscrizioni di Carunchio, Palmoli e Gissi soffrono di una grave carenza di personale. I residenti di venti Comuni sono in rivolta. I sindaci hanno richiesto un incontro urgente con l’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì e con il direttore amministrativo della Asl, Giovanni Stroppa, il direttore generale Thomas Schael e il direttore sanitario aziendale, Angelo Muraglia.
In assenza di una soluzione, i sindaci sono pronti ad importanti forme di protesta e se necessario anche a riconsegnare la fascia. I primi cittadini, che sono chiamati a porre rimedio a una situazione sempre più difficile, interpretano così il disagio di un intero territorio costretto spesso a rivolgersi al 118. Il Medio e Alto Vastese rappresenta un’area molta ampia ed è abitato da molte persone anziane. Senza guardia medica tutti i residenti di Gissi, Carpineto Sinello, Casalanguida, Furci, Guilmi, San Buono, Liscia, Palmoli, Dogliola, Tufillo, dovrebbero recarsi a Gissi. I cittadini di Celenza sul Trigno, Castelguidone, Torrebruna, San Giovanni Lipioni, Carunchio, dovrebbero rivolgersi all’ambulatorio di Celenza sul Trigno. «Il provvedimento», ha spiegato la Asl ai sindaci, «è determinato da una grave e oggettiva carenza di personale medico che si confida di superare al più presto. L’azienda è impegnata nel reperimento dei medici da destinare al servizio di continuità assistenziale per riattivare le sedi della guardia medica». Ma la popolazione non può aspettare. Da qui la richiesta di un incontro urgente con Verì. Non sarà facile trovare una soluzione considerando che quest’anno anche per le postazioni della medicina turistica c’è un ritardo nell’attivazione per mancanza di medici.
Con la pandemia i dottori hanno preso servizio nelle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) e nei centri vaccinali. Gli ambulatori si sono svuotati. Ogni giorno alle 20 alle 8 del mattino successivo chi ha bisogno di un medico è costretto a chiamare il 118 o a raggiungere il pronto soccorso del San Pio. Il risultato è che il centralino dello stesso 118 è sovraccaricato di chiamate e il pronto soccorso del San Pio scoppia. I sindaci hanno deciso di ribellarsi ad una situazione che definiscono «pericolosa per la salute della popolazione e di grande disagio».
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