Ammanchi dai libretti, due condannate

Cinque anni a testa per due dipendenti degli Istituti riuniti: «Una comprò una Mercedes con i prelievi dai conti di anziani disabili»
CHIETI. Svuotarono i libretti postali di 5 anziane: in pochi anni sparirono oltre 120mila euro. Il tribunale di Chieti ha ritenuto fondate queste accuse nei confronti di due dipendenti della casa di riposo di piazza Garibaldi: ci fu circonvenzione di incapace. Ieri sera il giudice Andrea Di Berardino ha condannato a 5 anni di carcere ciascuna Patrizia Cavalli, 65 anni, coordinatrice dell’area educativa degli Istituti riuniti San Giovanni Battista, e Marta Mantini, 57 anni, coordinatrice infermieristica nella stessa struttura. Il pm d’aula Sergio Di Feliciantonio aveva chiesto una pena più mite, 4 anni di reclusione. Entrambe sono state interdette in perpetuo dai pubblici uffici e dovranno risarcire le parti civili in separato giudizio. Ma il giudice ha disposto una provvisionale di 10mila euro per gli Istituti riuniti, rappresentati dall’avvocato Elisabetta Casari, e di 15mila euro in favore di ciascuna delle altre parti civili, ovvero tre delle 5 anziane assistite dagli avvocati Omar Sanelli, Monica D’Amico e Andrea Rosati. Le indagini sono state coordinate dal pm Lucia Anna Campo e condotte dalla sezione di polizia giudiziaria diretta da Paola Di Pietrantonio.
LA DENUNCIA. L’inchiesta scattò dopo un esposto presentato in procura da Concezio Tilli, ex commissario delle case di riposo: scoprì che nessuna di queste donne aveva un tutor, nonostante fossero malate psichiche, quindi si fece portare tutti i libretti postali custoditi nella struttura. A quel punto spuntarono una serie di prelievi di somme ingenti, fino a 7mila euro per volta, senza che ce ne fosse alcun bisogno. Ha retto il vaglio del giudice l’impianto accusatorio secondo cui le due imputate abusarono delle condizioni delle ospiti, che avevano problemi di «deficienza psichica» ma che erano anche «prive di qualsiasi legame con le famiglie di origine».
SOLDI SPARITI. In sostanza, è scritto sul capo d’imputazione, Mantini e Cavalli accompagnavano le anziane a prelevare denaro dai libretti postali e intascavano queste somme. Per attuare il «disegno criminoso», facevano credere alle vittime che quei soldi servivano per sostenere spese personali quando, in realtà, 4 delle 5 ospiti erano a totale carico della Asl. Qualche esempio concreto? Concetta, che soffre di turbe del comportamento ed epilessia, custodiva nel suo libretto postale 21.461 euro; Laura, affetta da ritardo mentale, di soldi ne aveva risparmiati 53.900. Quando la polizia giudiziaria sequestrò i libretti, alla prima erano rimasti poco più di 4mila euro e alla seconda solo 2mila. L’avvocato Sanelli ha svelato: «La Mantini acquistò una Mercedes classe A emettendo, dopo aver versato denaro contante, un vaglia postale da 3mila euro. L’operazione avvenne nello stesso sportello e nello stesso giorno in cui una delle vittime aveva appena prelevato 2mila euro, sempre in contanti».
LA DIFESA. «È un processo sbagliato perché le indagini sono state sbagliate», hanno sottolineato durante l’arringa gli avvocati difensori Placido Pelliccia e Fiorenzo Cieri chiedendo l’assoluzione per entrambe per non aver commesso il fatto. «Siamo in presenza di un vero e proprio incidente giudiziario, dove sono state mosse accuse gravi e ingiuste. In quest’aula non ha cittadinanza il sospetto, e dal dibattimento non è emersa alcuna prova, in primis dell’induzione, cioè del fatto che la Mantini e la Cavalli avessero dispensato consigli, esortazioni, lusinghe e pressioni sulle ospiti per ottenerne il consenso». I due legali, dopo la lettura della sentenza da loro definita «ingiusta e iniqua», hanno annunciato ricorso in appello.

