Anche il carcere sarà accorpato

Chieti perde “Madonna del Freddo” unita a Pescara, il Sappe dice subito no
CHIETI. Accorpamento della casa circondariale di Chieti a quella di Pescara, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) non ci sta e invita gli altri sindacati di settore a fare squadra contro lo schema di Decreto del ministero della Giustizia. Che, di fatto, unisce il carcere di Chieti a quello di Pescara spostando la direzione delle due case circondariali nella città adriatica.
Le conseguenze di questo disegno politico saranno tutte negative secondo il Sappe che ha provveduto ad inviare una serie di osservazioni, contenute nel verbale della riunione sindacale del 7 gennaio, alla direttrice del carcere di Chieti, Giuseppina Ruggero, al sindaco Umberto Di Primio e ai vertice romani del sindacato. «L’accorpamento della casa circondariale di Chieti a quella di Pescara è inutile per svariati motivi. Innanzitutto - afferma Roberto Di Renzo, segretario provinciale del Sappe - perché si prevedono due dirigenti che resteranno comunque divisi tra la sede carceraria pescarese e quella teatina. Inoltre il numero dei detenuti a Chieti si è attestata, da anni, ben oltre le 100 unità che, per la loro eterogeneità non possono in alcun modo essere gestiti a distanza». Ma non basta.
Secondo il Sappe le città di Chieti e Pescara rappresentano, nonostante la vicinanza chilometrica, territori totalmente diversi che impongono la presenza a tempo pieno del direttore in ciascuna delle sedi per «l’attuazione di protocolli mirati- si legge nel verbale del Sappe- tra l’amministrazione penitenziaria e gli enti locali, volti a garantire il reinserimento e la prevenzione». Un qualcosa che, secondo il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, verrebbe meno con l’accorpamento delle carceri di Pescara e Chieti. Dove, a breve, saranno concentrate le procure dell’intera provincia.
«I tribunali di Vasto e Lanciano verranno soppressi e la Procura di Chieti rischia di ritrovarsi paradossalmente a non disporre- riprende Di Renzo- di un istituto penitenziario autonomo nella propria sede». Da qui l’appello alle istituzioni penitenziarie ed alla politica locale. «Chieti- ammonisce Di Renzo - non può subire l’ennesimo scippo di presidi a difesa del territorio e della legalità perché solo la presenza visibile ed operativa dello Stato costituisce baluardo per la sicurezza dei cittadini». (j.o.)

