Angelini, “condannuccia” di 8 mesi

7 Giugno 2014

Ex re delle cliniche e grande accusatore di Del Turco inciampa in un mancato versamento all’Inps

CHIETI. Otto mesi di reclusione all’ex re di Villa Pini per mancati versamenti previdenziali. E’ una buccia di banana, anzi una “condannuccia” per Vincenzo Angelini, il grande accusatore di Sanitopoli ma anche imputato di bancarotta fraudolenta e di un altro misterioso fatto di sequestro di persona e tentata estorsione. Ma tra tante accuse pesanti capita anche di inciampare in un guaio con l’Inps, riferito al periodo aprile-novembre del 2009 e alla società San Stefar, anch’essa, come Villa Pini, finita in altre mani. Per l’accusa, Angelini, in questo caso, non avrebbe versato 63 mila euro. Così, due giorni fa, in tribunale, il pm ha chiesto la sua condanna a 6 mesi di reclusione che per il giudice, Patrizia Medica, sono diventati otto. L’ex imprenditore della sanità privata incassa quindi la sua seconda condanna, dopo i tre anni e sei mesi delle vicenda ben più complessa delle tangenti all’ex governatore Ottaviano Del Turco (meglio parlare di presunte mazzette fino a che non ci sarà un giudizio definitivo). E davanti a sè ha ancora altri due grossi processi. Nell’ordine e al primo posto, c’è il presunto crac da 200 milioni di euro. Con i soldi, dicono i pm Pietro Mennini e Giuseppe Falasca, volati nelle Antille Olandesi, e l’ex re della sanità privata che però lo smentisce. E poi c’è la storia alla Tarantino che vede Angelini imputato per un fattaccio da scena da film. La procura lo ricostruisce così: lui è alla guida del suo fuoristrada, dietro di sè ha un personaggio romano esperto in arti marziali e cani da lotta. Il poveretto che sale sull’auto è l’ex dipendente di Villa Pini nominato custode del tesoro, in quadri e ori, che all’improvviso si ritrova intorno al collo un filo di ferro che quasi lo strozza. Ma Angelini dice che è tutto falso.