Angelini, tesoro confiscato: sigilli a case, gioielli e quadri

Passano allo Stato le opere d’arte e gli immobili di Chieti, Pescara e Francavilla
CHIETI. Scattano i sigilli per il tesoro di Vincenzo Maria Angelini, l’ex imprenditore della sanità: le sue case, i suoi quadri, le sue opere d’arte, i suoi gioielli, i suoi preziosi pezzi d’antiquariato diventano dello Stato. Il provvedimento, firmato dal procuratore capo di Chieti Francesco Testa, è arrivato dopo che, due giorni fa, la Cassazione ha condannato Angelini a 7 anni di reclusione per una maxi truffa alla Regione e ha disposto anche la confisca di oltre 32 milioni di euro.
Il blitz dei carabinieri, con la collaborazione degli specialisti del Nucleo tutela patrimonio culturale, è partito all’alba di ieri con le perquisizioni. Le auto dell’Arma sono piombate davanti alle abitazioni del grande accusatore della Sanitopoli abruzzese, già in detenzione domiciliare dopo una condanna a 8 anni di reclusione per la bancarotta del gruppo Villa Pini. Non sono state trovate rilevanti somme di denaro, ma lo Stato ha messo definitivamente le mani sui beni di Angelini con la confisca di una villa a Francavilla, in viale Alcione, di due appartamenti al civico 5 di viale Europa, nel cuore di Chieti, e di una casa a Pescara. Gli investigatori gli hanno portato via anche oggetti di valore, accatastati nelle stanze, come gioielli, mobili, statue, opere di artisti famosi, argenteria. Fino a sera, a due passi dalla villa comunale, tutto è stato caricato su un furgone e portato via. L’operazione proseguirà anche oggi. Il materiale confiscato sarà catalogato e stimato, anche affidandosi ad esperti.
L’ordine di esecuzione per la confisca è stato emesso a seguito di una sentenza, diventata definitiva, secondo la quale la casa di cura Villa Pini, negli anni fra il 2005 e il 2007, sotto la gestione di Angelini, ha svolto – come ricostruito all’epoca dall’accusa – «attività sanitaria non coperta da autorizzazione o accreditamento provvisorio ed effettuato prestazioni a carico del sistema sanitario nazionale per discipline non accreditate quali l’ortopedia, l’oculistica, la cardiochirurgia, la chirurgia vascolare, la cardiologia, l’otorinolaringoiatria, le malattie e i disturbi dell’apparato riproduttivo femminile».
Secondo l’accusa, falsificando cartelle cliniche e schede di dismissione dei pazienti, si arrivava a ricoveri incongrui al solo scopo di truffare il sistema sanitario. Così è stata raggiunta l’enorme cifra di 46 milioni di euro.
Ma come funzionava il sistema? A svelarlo, durante il processo di primo grado davanti al tribunale di Chieti, è stata un’ex direttrice amministrativa di Villa Pini. Eclatante il caso di un paziente, citato dalla testimone, il quale, a fronte di uno o due ricoveri, aveva a suo carico la bellezza di 46 cartelle cliniche, maturando così in capo alla casa di cura il diritto a ottenere dalla Regione altrettanti rimborsi.
La professionista ha raccontato di quando partecipò ad una riunione in Regione in cui a Villa Pini vennero contestati l'uso improprio di discipline non accreditate e i ricoveri ripetuti: «Ne parlai con Angelini, inizialmente mi rispose che nessuno gli aveva detto che non si poteva fare. Ma, nel momento in cui ho fatto presente che stavano commettendo un reato, sono stata licenziata».
Quanto alle prestazioni per le quali non c’era accreditamento, «uno degli escamotage sarebbe stato quello di dimettere un paziente attraverso un reparto che aveva l'accreditamento ma dopo averlo trattato in uno che ne era privo». La sentenza è stata confermata prima in appello e, due giorni fa, anche dai giudici romani: è stato il via libera definitivo alla confisca del tesoro.
A breve, arriverà anche l’ordine di esecuzione della pena detentiva. Fino a oggi, Angelini ha evitato il carcere per motivi di salute.
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