Ansia e depressione per il Covid: è record di accessi in ospedale

Il direttore del Centro di salute mentale: «L’impatto peggiore c’è stato sui giovani sotto i trent’anni Vivono un senso di insicurezza e non dormono bene: ci chiedono aiuto perché vedono tutto nero»
CHIETI. Ansia, insonnia, depressione e attacchi di panico. Il Covid porta con sé contraccolpi psicologici di cui si parla poco ma che sono ben presenti agli operatori del Centro di salute mentale di Chieti. Diretto dallo psichiatra Marco Alessandrini, il Centro ha sperimentato un aggravamento delle persone che ha già in cura e un ampliamento dell’utenza in generale. La struttura segue circa mille persone con disturbi di varia entità. «Per quanto riguarda i pazienti che già avevamo in cura prima dello scoppio della pandemia», dice Alessandrini, «l’emergenza da coronavirus ha fatto sì che venissero ridotte o anche interrotte diverse attività terapeutiche. Abbiamo avuto molti problemi con le terapie di gruppo, il reinserimento sociale e le borse lavoro. E ovviamente i nostri utenti ne hanno risentito. Abbiamo potuto constatare, infatti, che c’è stato un aggravamento delle acuzie, con crisi che hanno portato a un 20% in più di ricoveri. Il danno è stato evidente. La pandemia ha inoltre ampliato il numero dell’utenza abituale». Tra vecchia e nuova utenza, si stima che ci sia stato un aumento del 35% degli accessi al Pronto soccorso per disturbi psichici legati al coronavirus.
IL VIRUS FA PAURA Se si dovesse tracciare l’identikit di chi regge meno, a livello psicologico, l’impatto dell’epidemia mondiale, Alessandrini partirebbe dalla categoria di giovani sotto ai 30 anni. «Ne sono arrivati tantissimi», dice lo psichiatra, «tutti con gli stessi sintomi: vivono un senso di insicurezza, di mancanza di relazione, di stati di ansia, problematiche del sonno e stati depressivi anche piuttosto intensi». Ma c’è anche un’altra categoria di persone che soffre: ha un’età più matura e per queste persone i problemi psicologici partono da situazioni concrete, come la perdita del lavoro a causa dell’emergenza sanitaria: «Vengono da noi in cerca d’aiuto perché vedono tutto nero. Ma in questo caso siamo di fronte a un problema anche di tipo sociale». E poi c’è chi ha contratto la malattia e, pur essendone uscito, continua a portarsi dietro pesanti contraccolpi psicologici: «Spesso si accusa un vero e proprio disturbo post traumatico da stress», spiega lo psichiatra, «perché il Covid per alcuni è un trauma, uno stato di allarme e di paura che dura per giorni. A livello nazionale andrebbe creato un canale dedicato a questo disturbo che incide soprattutto su chi è stato ricoverato in ospedale, ma viene avvertito anche da chi è stato curato a casa».
SANITARI SOTTO STRESS C’è poi un’altra categoria che ha bisogno d’aiuto ed è proprio quella di chi aiuta gli altri: gli operatori sanitari dei reparti Covid sono sottoposti a grande stress, tra l’attenzione massima alle regole anti-contagio e la paura che quotidianamente leggono riflessa negli occhi di chi è stato contagiato. Il Centro di salute mentale ha attivato un servizio di consulenza e supporto proprio per gli operatori sanitari che lavorano nei reparti Covid. La struttura diretta da Alessandrini ha una carenza d’organico di circa il 35% del personale, ma, «nonostante la carenza di risorse», dice il direttore, «facciamo di tutto per sostenere i nostri colleghi e per evitare che si allunghino le liste d’attesa».
BOOM DI ANSIOLITICI E mentre Alessandrini consiglia in generale di «pensare al futuro evitando di focalizzarsi sul presente senza via di uscita, limitando anche un eccesso di informazione a tema Covid», in farmacia è boom di ansiolitici e integratori che aiutino la qualità del sonno. Spopolano valeriana, camomilla e passiflora. Aifa (Agenzia italiana del farmaco) attesta che nel corso del 2020 le vendite di ansiolitici sono aumentate durante tutto l’anno con picchi a marzo e a dicembre.
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