«Anziana visitata dopo 10 ore»

4 Ottobre 2018

La denuncia del sindaco di Ripa: poco personale al Pronto soccorso, così non va

RIPA TEATINA. Un’anziana di 87 anni costretta ad aspettare più di 10 ore per una visita al pronto soccorso dell’ospedale di Chieti. A denunciarlo è il sindaco di Ripa Teatina, Ignazio Rucci. «Martedì scorso, ho accompagnato la mia concittadina alle 9 del mattino e, con codice giallo e numero progressivo 36, siamo usciti alle 19,45», dice il sindaco che, adesso, chiede un intervento della politica per potenziare il personale.
«Dopo aver atteso circa 5 ore, intorno alle 14, abbiamo chiesto informazioni riguardo ai tempi di attesa necessari per avere un primo riscontro, ma», dice il sindaco, «non era ancora possibile sapere poiché, stando alla risposta, mancava ancora l’ecocardiogramma e si era in attesa di ricevere l’ok del reparto per la disponibilità all’esame. Abbiamo atteso con pazienza “granitica” fino alle 18, momento in cui», continua Rucci, «a una seconda richiesta di informazioni, ci è stato detto di dover attendere ancora. L’esame mancante è stato finalmente eseguito intorno alle 19».
Il sindaco promuove il personale che non si è mai tirato indietro: «Il personale sanitario del pronto soccorso è stato encomiabile nello svolgimento del proprio lavoro durante tutta la giornata. Gli indecorosi tempi di attesa a cui sono costretti da tempo gli utenti, in questo caso gli anziani ma non solo loro, sono stati giustificati dalla “carenza di personale”. Obiettivamente non è possibile pretendere di più dal personale medico e paramedico: lavorano tutti a ritmi sostenuti e non sarebbe possibile fare altrimenti dato il carico di lavoro».
L’appello del sindaco è rivolto ai «decisori politici regionali di tutti gli schieramenti»: «Tutti coloro che possono fare di più per trovare soluzioni, ciascuno con le proprie competenze, sono chiamati a farlo», afferma Rucci, «l’insofferenza delle persone, soprattutto nel settore sanità, è sempre più forte perché stanche sia di sentire annunci altisonanti, che non trovano poi applicazione in misure concrete, sia di vedersi rimbalzare da un interlocutore all’altro in un ping-pong di responsabilità».