Applausi di sfida ai dirigenti della Faist

18 Febbraio 2020

Incontro sindacati-azienda dopo che i macchinari della fabbrica sono stati portati altrove: Gli operai: «Vogliamo il lavoro»

LANCIANO. È sera quando i dirigenti della Faist sfilano via dalla sede di Confindustria e si infilano frettolosamente nelle auto. Ma i loro dipendenti sono ancora lì ad aspettarli. Sono stati davanti ai cancelli della sede di Confindustria di Mozzagrogna dalle ore 14. Hanno le mani intirizzite e qualche figlio al seguito. Perché la maggior parte dei 16 dipendenti della fabbrica di sensori per le turbine delle auto che ha chiuso nel pieno della produzione e che ha portato via i macchinari prima ancora di spedire le lettere di licenziamento, sono donne e hanno figli, famiglia e pensieri a cui badare oltre che organizzare un picchetto. Quelle donne che non hanno mai fatto un'assenza ingiustificata e che per dieci anni non hanno mai chiesto un premio, né un aumento, sono davanti ai loro dirigenti ad applaudirli, a sfidarli con l'unica arma dell'ironia.
L'INCONTRO. Le parti si sono incontrate in campo neutro per un tavolo tecnico e interlocutorio. Da un lato l'amministratore Faist, Marcello Pennicchi, la responsabile delle risorse umane Lara Cerquiglini, l'ingegnere Massimo Mattoli, che ha seguito le operazioni di trasferimento delle linee, assieme ad un avvocato e un consulente del lavoro. Dall'altro i rappresentanti della Fim-Cisl con il segretario di Abruzzo e Molise, Domenico Bologna, l'avvocato Pierpaolo Andreoni, l'assessore regionale alle Attività produttive, Mauro Febbo, la rsa Fim-Cisl della Faist ed ex responsabile di stabilimento, Manuela Ricci. L'azienda ha confermato la volontà di chiudere lo stabilimento e cessare tutte le attività, così come annunciato lo scorso 4 febbraio. A sua volta la Fim ha chiesto che venisse sottoscritto nel verbale anche il fatto che i macchinari sono stati prelevati dallo stabilimento all'indomani del primo incontro in Confindustria, ovvero il 7 febbraio, quando le parti si erano incontrate appena da poche ore e la vertenza sindacale era ancora tutta da avviare. La Faist si è rifiutata di sottoscrivere il punto, rimarcato tuttavia nel verbale dal sindacato. «L'azienda è in difficoltà», spiega Bologna, «ci hanno detto che sono disponibili a cercare soluzioni che mitighino l'impatto sociale sui lavoratori, ma a noi quello che interessa è soltanto il lavoro». La trattativa tuttavia prosegue. Le parti si incontreranno di nuovo il 2 marzo alle 15.
LA SOLIDARIETÁ. Sono in tanti ad arrivare a dare sostegno ai lavoratori Faist. Ci sono i sindaci di Roccascalegna, Fossacesia, Altino, Bomba, Santa Maria Imbaro, Atessa, Villa Santa Maria. C'è il presidente del consiglio comunale di Lanciano, Leo Marongiu, che porta un documento firmato dai primi cittadini di diversi comuni del Frentano. «Non deve passare il precedente che un'azienda che produceva bene, che faceva magazzino e aveva appena assunto un interinale», dice, «faccia i bagagli e trasferisca i macchinari altrove di notte». Una chiusura, quella della Faist, rapida come uno strappo. Tanto che i dipendenti hanno ancora le loro cose negli armadietti e nessuno è potuto tornare indietro a prenderle. Ecco perché quando escono i dirigenti c'è chi li applaude, chi grida loro «Bravi!», in mezzo agli striscioni con i cuori: è l’estremo tentativo di una reazione che, però, non arriva. I dirigenti non si fermano a rispondere nemmeno alle domande dei giornalisti, hanno fretta di andare. E quando l’auto sfila via nel piazzale, l’inno d'Italia gracchia ancora dagli altoparlanti improvvisati, mentre gli striscioni tornano nei bauli delle auto.
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