Arcigay contro il vescovo «È senza carità cristiana»

Per l’associazione in un’intervista avrebbe detto: «I delitti sono diventati diritti» Monsignor Cipollone replica: «Mai riferito al ddl Cirinnà, sono stato frainteso»
LANCIANO. Nuovo scontro e nuove polemiche tra l’Arcigay Chieti “Sylvia Rivera” e l’arcivescovo di Lanciano-Ortona. Dopo le prime scintille in occasione del convegno “No gender, sì famiglia”, organizzato dalla Curia in città a gennaio e definito «imbarazzante» dall’Arcigay (mentre per il vescovo nel convegno si era fatta «una proposta, quella di famiglia formata da uomo e donna uniti da un patto stabile aperto alla vita, che si poteva scegliere se condividere o meno»), l’associazione attacca di nuovo il vescovo che avrebbe offeso il popolo LGBT, quando da lui «ci si aspettano parole di accoglienza e carità cristiana».
«In un’intervista rilasciata online», sostiene il presidente di Arcigay Chieti, Adelio Iezzi, «monsignor Cipollone ha preso spunto da una domanda sui temi ecologici ed ambientali, peraltro caldeggiati anche da papa Francesco, per cambiare completamente discorso ed esternare una delle sue (evidentemente) ossessioni circa il concetto di famiglie. Parole orribili per rivolgersi a coloro che invocano soltanto i più elementari diritti di cittadinanza». La frase pronunciata dal vescovo che ha mandato su tutte le furie l’Arcigay è la seguente: «anche per responsabilità di alcune leggi, ci metto la Cirinnà, i delitti sono diventati diritti».
«Caro arcivescovo, ancorché si può essere contrari ad una legge, non tolleriamo l’accostamento dei sostantivi “delitti” e “diritti”», sottolinea Iezzi, «sono ben altri i delitti, peraltro commessi anche da uomini della Chiesa cattolica, delitti contro la natura che avvelenano la vita e la salute di milioni di cittadini. Con una manipolazione e una mistificazione perfino delle parole del pontefice, monsignor Cipollone tramuta poi il tema importantissimo dell’ambiente e della salute in una sua battaglia personale contro coloro che non rispondono alla sua visione della vita e degli affetti».
In realtà non ci sarebbe stata alcuna mistificazione né manipolazione da parte del vescovo. A parlare di “delitti e diritti” è stato san Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium Vitae, di cui il vescovo ha parlato nell’intervista. Inoltre il prelato non avrebbe proferito parola sulla legge Cirinnà. Avrebbe sì parlato della famiglia, rispondendo a una domanda specifica e illustrando il pensiero laico del matrimonio uomo-donna riconosciuto dalla Costituzione. «L’intervista l’ho rilasciata tre settimane fa, telefonicamente», spiega il vescovo molto amareggiato, «si è parlato di ambiente e ho affrontato il discorso parlando anche dell’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco in cui si parla di ecologia integrale, difesa dell’ambiente e non solo. Poi mi è stata posta un domanda sui diritti e sul matrimonio. E anche in questo caso non ho offeso nessuno, perché ognuno è libero di fare ciò che vuole, né ho violato i diritti di nessuno. Non mi sono mai riferito alla Cirinnà, ma ho illustrato il pensiero laico del matrimonio uomo-donna aperto alla vita e riconosciuto dalla nostra Costituzione. Ho parlato dell’istituto del matrimonio, non del sacramento di cui è nota la posizione della Chiesa. In quanto ai diritti e ai delitti non ho mai parlato della Cirinnà ma dell’enciclica Evangelium Vitae del 1995, in cui si parla, tra l’altro, del diritto alla vita e dell’aborto. Quindi nessuna mistificazione. La prossima volta darò le risposte per iscritto, così si evitano fraintendimenti e polemiche. Loro (l’Arcigay, ndc) sono liberi di esprimere le proprie idee e io le mie, perché grazie a Dio siamo in democrazia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

