Arielli, il viaggio shock Ecco il fiume che muore

Argini distrutti, straripamenti, ponticelli crollati e rifiuti sulle sponde E pensare che ci sono un milione e 350mila euro per fare la “Via dei mulini”
ORTONA. L’acqua scorre in un alveo ricoperto da vegetazione e detriti che fungono da classico “effetto tappo”, portando molte volte, troppe in tempi recenti, il fiume Arielli a fuoriuscire dagli argini. Parte da questo dato di fatto, causa di molti mali, il racconto di un viaggio negli ultimi chilometri del torrente prima del suo tuffo in Adriatico. Tollo, Ortona, foce del fiume, sono queste le tappe percorse da Il Centro per appuntare un lungo elenco di problemi che si presentano lungo l’asta fluviale. Il cammino inizia da Tollo, sul territorio in cui proprio il fiume segna il confine con Ortona. Ci troviamo sulla sponda del corso d’acqua dove fango e grossi sassi rendono difficile anche solo camminare a piedi. Sono ancora freschi i segni della tracimazione del torrente durante la recente fase di maltempo. Percorriamo la strada di campagna e notiamo fin dove l’acqua si è spinta, una volta uscita dagli argini. Alcuni dei tanti vigneti presenti nella zona sono stati danneggiati, proprio per via dell’acqua che ha scavato grossi solchi tra i terreni e fatto cedere paletti di sostegno in cemento. «Vede questa strada che sta percorrendo», ci rivela un agricoltore, «qui una volta si poteva transitare con le automobili, adesso è difficile trascorrere anche con i trattori perché si rischia di danneggiare gli pneumatici a causa di questi grossi sassi. Purtroppo queste sono le conseguenze degli straripamenti, che sono sempre più frequenti a causa di una scarsa manutenzione del letto del torrente». Proseguiamo e avvicinandoci sempre più alla costa giungiamo nel territorio di Ortona. Nemmeno qui mancano i problemi. Il ponte sul fiume, in contrada Feudo, è ancora distrutto dopo l’ondata di maltempo del marzo 2015. Rimane lì, in bilico, con un progetto stilato dal Comune e chiuso nel cassetto in attesa di interventi della Regione. «Possiamo anche ricostruire il ponte», aveva sottolineato qualche mese fa l’assessore ai lavori pubblici Domenico De Iure, «ma se non si avvia un programma di manutenzione basterebbe una nuova forte ondata di maltempo per far sì che il problema si ripresenti». Per questo motivo dichiarava di aspettare che l’amministrazione regionale facesse il suo compito stanziando fondi per la manutenzione e la ripulitura dell’alveo dell’Arielli. In attesa che la situazione si sblocchi, il cavalcavia lesionato e delimitato con rete da cantiere, è diventato una discarica: gomme, buste con all’interno materiale di ogni genere, capi di vestiario e addirittura un girello per bambini. Una vergogna, esattamente come nella zona della foce, meta della nostra ultima tappa lungo le sponde del torrente. Anche qui si riscontrano rifiuti abbandonati, sacchi di pattume, vecchi elettrodomestici. È questa la dura realtà che si presenta passeggiando lungo l’Arielli, nonostante le iniziative messe in atto per la sua riqualificazione. Nelle prime settimane del 2015, infatti, venne sottoscritto un contratto di fiume tra i sindaci del territorio per dar vita a un protocollo d’intesa che tuteli, valorizzi e renda fruibile a fini turistici il corso d’acqua.
Senza dimenticare che c’è in ballo la realizzazione della “Via dei Mulini”, la pista ciclopedonale da un milione e 350mila euro lungo l’asta del fiume. Evidentemente, però, per ora tutto questo non è bastato a guarire il torrente ferito.

