Arrestato con 3.600 dosi di ecstasy

Spagnolo di 33 anni in carcere per un carico da oltre 100mila euro. Il gip: è arrivato qui solo per trasportare lo stupefacente
CHIETI. Nel suo zainetto nascondeva 3.600 dosi di ecstasy. Un carico di droga in cristalli, dal valore di oltre 100mila euro, pronto a inondare le serate della movida. I carabinieri del nucleo investigativo di Chieti hanno arrestato per spaccio David Luis Merida Serrano, spagnolo di 33 anni: residente in Francia, dallo scorso marzo abitava a casa di un amico a Montesilvano. «È altamente probabile che l’indagato sia giunto in Italia solo per trasportare lo stupefacente», scrive il giudice Antonella Di Carlo nell’ordinanza che conferma il carcere per l’uomo. «È ravvisabile l’estremo della pericolosità sociale».
L’indagine parte una ventina di giorni fa, quando arriva una segnalazione dal Serd (Servizio dipendenze patologiche) di Chieti. A medici e infermieri non sfuggono i comportamenti anomali di alcuni ragazzi che, dopo la somministrazione di metadone, si intrattengono nelle vicinanze del centro per parecchio tempo. A questo punto cominciano gli appostamenti degli uomini del maggiore Marcello D’Alesio. Gli investigatori scoprono che in zona si aggira spesso il ragazzo spagnolo. Così, domenica mattina, scatta il blitz. I carabinieri notano Merida sul ballatoio esterno di un palazzo di Montesilvano, in via Lago di Misurina. Ha con sé uno zainetto e sembra molto nervoso. Il motivo è presto spiegato: nasconde un involucro di cellophane con dentro 894 grammi di ecstasy Mdma. Lo spacciatore, su disposizione del pm di Pescara Rosangela Di Stefano, finisce in una cella del carcere di San Donato. «Si tratta di droga di ottima qualità», spiegano gli investigatori. «L’arrestato avrebbe potuto ricavare almeno 3.600 dosi. La prossima settimana, in zona, è in programma un rave party: non abbiamo la certezza che la droga fosse destinata proprio a quell’evento, ma il sospetto c’è».
Secondo il giudice Di Carlo, che ha convalidato l’arresto, l’episodio è «di particolare allarme sociale per l’apprezzabile quantitativo di stupefacente sequestrato». Per il gip c’è un’«alta probabilità che l’indagato si sia potuto assicurare nel mercato (della droga; ndr) un ruolo non secondario dando prova nel tempo di affidabilità, soprattutto ai canali di approvvigionamento ai quali potrebbe ancora attingere a scopo di sostentamento». Il carcere, è scritto nell’ordinanza, è «l’unica misura idonea» per fronteggiare il pericolo di reiterazione del reato, considerando «che in Italia l’indagato non dispone neanche di dimora propria».
«Nell’ultimo anno e mezzo», dice il maggiore D’Alesio commentando l’operazione denominata Cristallo, «abbiamo sequestrato oltre tre chili di ecstasy: ora le indagini vanno avanti per accertare i canali di approvvigionamento e a chi fosse destinato questo carico di ottima qualità». Nell’interrogatorio di garanzia l’indagato, difeso dall’avvocato Enzo Di Lodovico, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha raccontato solo di trovarsi a casa dell’amico dallo scorso marzo: «Ci siamo conosciuti tempo fa a Bruxelles», ha riferito. «E ho deciso di venire in Italia per trovare lavoro come cameriere». Ma il sospetto del giudice è che Merida sia arrivato in Abruzzo solo per trasportare quella partita di droga da oltre 100mila euro.

