Arrestato l’ex marito stalker: il gip gli blocca anche il cellulare

Il 41enne continuava a contattare con insistenza la donna nonostante il divieto imposto dal giudice Ora il tribunale dispone il distacco di tutte le utenze telefoniche e telematiche intestate all’indagato
ATESSA. È arrivato a schiantarsi con la sua auto contro quella della ex moglie, provocando volontariamente un incidente stradale nel quale la donna è rimasta ferita. Un uomo di 41 anni, accusato di atti persecutori, è stato arrestato qualche giorno fa dai carabinieri di Atessa: il presunto stalker si trova ai domiciliari dopo che il giudice Massimo Canosa, su richiesta della procura della Repubblica di Lanciano, ha ordinato l’aggravamento della misura cautelare applicata inizialmente, ovvero il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Non solo: lo stesso giudice, considerando che l’indagato continuava a contattare con insistenza la vittima, ha disposto il distacco di tutte le utenze telefoniche e telematiche a lui intestate. Tradotto: non potrà più contattare la ex via cellulare, né attraverso internet.
La donna ha deciso di rivolgersi ai carabinieri dopo aver ricevuto numerosi messaggi minatori e offensivi, diffusi dall’indagato anche sui social network per denigrarla pure davanti ai conoscenti. Con il passare delle settimane, le offese e i pedinamenti sono iniziati persino sul posto di lavoro. Lui sosteneva che lei lo tradisse ma, in realtà, nulla di tutto ciò è stato minimamente dimostrato, tant’è che la separazione è stata consensuale e non con addebito. Le vessazioni sono diventate sempre più gravi, fino all’episodio allarmante dell’incidente stradale: il 41enne ha tagliato la strada alla ex per poi tamponare ripetutamente la sua automobile; infine, ha addirittura cercato di aprire lo sportello e aggredire la donna, ma lei aveva inserito la sicura delle portiere ed è sfuggita alle violenze.
Nei giorni precedenti, la vittima aveva ricevuto su whatsapp gli ormai consueti messaggi intimidatori. A quel punto, la procura ha chiesto e ottenuto il divieto di avvicinamento. Ma neanche questa misura è stata sufficiente per interrompere gli atti persecutori. Ecco perché l’indagato è finito in manette.
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