Artista ucciso, arrestato un 18enne

Tre mesi dopo l’aggressione a Roma, i carabinieri danno un nome al giovane che avrebbe sferrato il pugno fatale a Ranieri
PAGLIETA. Svolta nell’omicidio di Umberto Ranieri, l’artista 53enne di Paglieta brutalmente aggredito in una piazza di Roma. I carabinieri della compagnia Casilina hanno fermato un diciottenne indiziato del delitto. Ci sono voluti tre mesi di indagini per chiudere il cerchio, ma ora l’assassino di Umberto ha un volto.
TELECAMERE E MESSAGGI. È stato incastrato dalle telecamere installate nella zona dell’aggressione e sui mezzi pubblici, nonché da telefonate e messaggi scambiati con chi era con lui in largo Preneste la sera del 17 marzo scorso, quando Ranieri è stato colpito al volto da un violento pugno ed è stramazzato a terra. L’artista, noto come Nniet Brovdi, non si è più ripreso ed è morto il 20 marzo in ospedale. Per quel delitto, violento e senza spiegazione, è ora indiziato J.M.A., 18enne di origini tunisine. Il giovane, diventato maggiorenne appena dopo l’aggressione, ha acquisito la cittadinanza italiana di recente, poco dopo la morte di Ranieri.
LE INDAGINI. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Roma, si è basata principalmente sull’analisi dei filmati di 30 telecamere dei circuiti di videosorveglianza installati nelle vicinanze di largo Preneste e sui mezzi pubblici in transito negli orari compatibili con quello dell’aggressione, sullo studio di oltre 70.000 record di telefonate e servizi di messaggistica vari, registrati da ponti ripetitori installati in diversi punti della Capitale e su una approfondita analisi di social media intelligence. Il complesso metodo investigativo adottato ha consentito di concentrare l’attenzione dei carabinieri su un gruppo di persone costituito dall’indagato, dalla fidanzata di origini kosovare e da un’amica di quest’ultima di origini romene.
«NON SPORCATE LA PIAZZA». Il ragazzo fermato è ritenuto l’autore materiale del pugno in pieno volto subito da Ranieri e che lo ha portato alla morte dopo tre giorni. In particolare, è emerso che il ragazzo aveva colpito l’uomo al termine di un alterco nato in seguito all’invito rivolto dall’artista al gruppo di giovani, affinché non sporcassero il luogo in cui stavano consumando una bustina di semi di girasole. L’arrestato, in attesa dell’udienza di convalida, è stato rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli. Le indagini, tra l’altro, non sono ancora concluse. Lunedì si chiuderà l’esame autoptico e i carabinieri del Ris devono completare l’analisi del dna sui reperti raccolti, tra cui mozziconi di sigaretta, caramelle, cioccolata e semi commestibili, di girasole appunto.
LA FAMIGLIA. La notizia del fermo per il delitto di Umberto fa tirare un sospiro di sollievo alla famiglia Ranieri. «Stamattina (ieri per chi legge, ndc) mi ha telefonato il maggiore della caserma Casilina di Roma per darmi la notizia», dice papà Filomeno che con la moglie Anna e gli altri familiari attendeva una svolta, «è l’unica soddisfazione che ci è rimasta ormai. Nostro figlio non ce lo ridà nessuno. Speriamo che la giustizia funzioni adesso, che i colpevoli non tornino subito in libertà. È una tragedia che non deve più capitare. Ma oggigiorno non c’è più disciplina, educazione. Umberto, invece, si preoccupava più degli altri che di se stesso».

