Asl, è lite tra Schael e i sindaci Il manager: voi mi processate La replica: rifiuta il confronto

Il direttore generale accusa: «Ferrara ostaggio di Menna, sembra un tribunale» Il comitato ristretto: «Non ascolta i primari». E Paolini chiede le dimissioni di tutti
CHIETI. Punzecchiarne uno per infastidirli tutti: si potrebbe sintetizzare così lo spirito della lettera aperta del direttore generale della Asl Thomas Schael a Diego Ferrara, primo cittadino di Chieti e presidente del comitato ristretto dei sindaci dell’azienda sanitaria. Una lettera con la quale Schael esterna a Ferrara il dispiacere nel vederlo in balia di Francesco Menna, sindaco di Vasto che il manager definisce un «populista» che trasforma il comitato in un «tribunale». «Non sono una marionetta: non si permetta!», si stizzisce Ferrara. E di qui lo scontro politico tra manager espressione del centrodestra che governa la Regione e comitato politicamente di tutt’altra parte, nel quale con Ferrara e Menna ci sono Giulio Borrelli (Atessa), Massimo Tiberini (Casoli) e Leo Castiglione (Ortona).
IL POMO DELLA DISCORDIA
La polemica nasce dalla riunione del 29 giugno. I sindaci convocano Schael per un’audizione con alcuni primari per parlare dei problemi del Santissima Annunziata di Chieti. Ma qui Schael fa praticamente solo da auditore, salvo, come raccontano i sindaci, intrattenersi con loro nella sua stanza prima dell’incontro. Qui ricorda gli investimenti fatti sotto la sua gestione, e li ribadisce a riunione praticamente finita: alcuni primari erano andati via, ma esige che quanto detto venga ugualmente verbalizzato.
LA LETTERA A FERRARA
Destinatario della lettera aperta è comunque Ferrara, presidente del comitato che, secondo Schael, è stato trasformato in un «tribunale dove sfilano testi d’accusa con il preciso intento di mettere sulla graticola il sottoscritto». Responsabile di ciò sarebbe appunto Menna, «un populista» di fronte al quale Ferrara proverebbe «disagio da persona equilibrata e misurata qual è. Peccato davvero, caro sindaco, che la sua imparzialità sia messa in ombra da compulsive richieste di Menna di dar fuoco alle polveri».
«È UNA STRATEGIA»
«È il divide et impera che Schael ha iniziato a praticare durante il lockdown, facendo concessioni in ordine sparso alle voci che si levavano contro di lui, solitamente a sindaci vicini al centrodestra»: questa secondo Ferrara la strategia del direttore generale, che «elude problemi che non solleviamo noi, ma gli operatori della sanità ai quali deve rispondere». In ogni caso a Ferrara certe parole non vanno giù: «Non sono né un ipocrita né una marionetta manovrata da qualcuno: non si permetta certe affermazioni».
«È SCHAEL CHE FA POLITICA»
Il sindaco destinatario principale delle accuse non le manda a dire. «Se ha da dirmi qualcosa, lo faccia apertamente con me e non tramite il presidente», dice Menna rivolto a Schael, che nel merito delle questioni sanitarie aggiunge: «Istanze e problematiche che ricevo sono tante e preoccupanti e non posso non renderle note, io non volto le spalle. L’unica persona che sta facendo politica è solo lei, caro direttore, che ha voltato le spalle a sette direttori di dipartimento del Santissima Annunziata che avevano chiesto di interloquire con lei».
INTERVIENE D’ALFONSO
«Confrontarsi non significa mettere qualcuno sotto processo», dichiara il deputato del Pd Luciano D’Alfonso, «il problema reale è che il territorio si aspetta risposte puntuali e non un generico quanto retorico “tutto va bene, madama la marchesa”. I sindaci hanno il diritto e anche il dovere di denunciare le disfunzioni, compito del manager è di porvi rimedio senza prendere tutto come un’offesa personale».
«DIMISSIONI DI TUTTI»
Filippo Paolini, sindaco di Lanciano del centrodestra, condivide il concetto di “trasformazione in tribunale” denunciato da Schael. «È necessario il riequilibrio del comitato dove i sindaci sono tutti del centrosinistra. Mi auguro una presa d’atto da parte dei componenti del comitato con le conseguenziali dimissioni di tutti, in primis del presidente Ferrara». Il sindaco di San Salvo Emanuela De Nicolis giudica le «bordate al calor bianco» contro Schael «un attacco ingiustificato frutto di appartenenza politica. Se si parla di confronto non mi sembra di aver scambiato chiacchiere con i sindaci del comitato per una condotta comune».
LA VOCE UNICA DEL COMITATO
Infine la replica collettiva del comitato ristretto: «Schael avrebbe dovuto dialogare con i primari, non rifiutare il confronto, facendo così una scelta politica. Non disponendosi a un pacifico confronto sperava di nascondere la polvere sotto al tappeto. A fare politica, a dare fuoco alla polemica, è stata una dichiarazione del direttore», accusano i cinque sindaci in una nota comune, «lo dimostra anche la pronta discesa in campo di quei sindaci scesi subito in campo per difendere il manager nel momento in cui vengono a galla criticità e magagne, ma non hanno mosso un dito per difendere i propri presidi».
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